Negli articoli precedenti (La spallinata parte 1 e parte 2) abbiamo analizzato le principali distribuzioni di pallini e il loro impiego nelle diverse condizioni di pesca.
In questa terza parte prendiamo in esame alcune configurazioni particolari: la spallinata chiusa, la spallinata biconica e un grande classico della pesca con lenze a peso concentrato, la bulk and droppers.
Come sempre, gli schemi proposti vanno considerati indicativi della geometria e della logica di costruzione, ricordando che ogni lenza deve essere adattata alle caratteristiche dello spot, alla corrente e alle condizioni ambientali del momento.
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La spallinata chiusa (aperta rovesciata o invertita)
Come per ogni tipo di spallinata, anche per la spallinata chiusa occorre ragionare su due piani: l’uso in acque correnti (fiume e tratto di foce) e l’impiego in mare.
In corrente, le distribuzioni con il peso concentrato verso il basso servono a tenere il fondo. Sono particolarmente utili quando la spinta della corrente tenderebbe a sollevare le lenze più leggere, soprattutto durante la trattenuta. Per ottenere questo comportamento si ricorre spesso a configurazioni semplici come la bulk and droppers o la torpilla (solitamente seguita anch’essa da una coroncina di pallini ravvicinati). La spallinata rovesciata può rappresentare un’alternativa interessante: più laboriosa da realizzare — come tutte le montature con numerosi pallini — ma più progressiva e “morbida” rispetto a un bulk o a una torpilla. Il comportamento resta comunque diverso rispetto alle lenze più ‘impiccate’ da bulk o torpilla, e va quindi valutato in base al tipo di corrente.
La spallinata rovesciata non presenta un fulcro netto, bensì una distribuzione continua del peso che le conferisce stabilità sul fondo pur mantenendo una certa mobilità. È una lenza che si comporta bene in trattenuta, consentendo di sollevare l’esca con naturalezza, ma senza eccessi.
Risulta inoltre particolarmente utile in presenza di doppia corrente, ovvero con flusso di fondo contrario a quello di superficie, una condizione tipica del tratto di foce durante la salita della marea.
In mare è semplicemente una lenza morbida adatta a pesci di fondo da utilizzare negli approcci in cui la calata lenta non è molto importante e si desidera pescare a contatto con il fondale senza però ostacolare troppo il movimento.
Esistono due varianti principali:
- la scalata inversa in peso, con pallini via via più grandi verso l’alto;
- la scalata inversa uniforme, con pallini tutti dello stesso calibro.

Bulk and droppers e torpilla
Le configurazioni bulk and droppers e torpilla rappresentano due classici della pesca in corrente, impiegate quando la spinta dell’acqua è sostenuta e la lenza deve lavorare a stretto contatto con il fondale. Garantiscono una discesa rapida, grande stabilità e un comportamento regolare anche durante le trattenute prolungate.
In mare, queste montature si rivelano particolarmente efficaci nella pesca di pesci grufolatori o di specie che si alimentano molto basse sul fondale.
La calata è veloce — la lenza “buca” la colonna d’acqua con rapidità — permettendo di raggiungere velocemente il fondo. Si tratta chiaramente di lenze che in assenza di corrente sono piuttosto statiche, con la mobilità tutta a carico dal terminale e del tratto con i pochi pallini sovrastanti (droppers).

Quando il peso complessivo della lenza è contenuto, il bulk è solitamente preferibile alla torpilla: meglio realizzarlo con pallini inglesi morbidi, che permettono di spostarli, aggiungerli o rimuoverli con facilità, senza stressare il filo.
Nel tratto di foce, la bulk and droppers si presta bene alla pesca in trattenuta bloccata, soprattutto quando — per le continue variazioni di corrente — si rendono necessari frequenti aggiustamenti. Si tratta di un’alternativa alle lenze più aperte, che riprende la logica del “laying-on” inglese, tecnica affine alla nostra ma con una presentazione più stabile, seppur fluttuante, del terminale in prossimità del fondo.
La torpilla, rispetto al bulk, è più indicata quando serve un maggior peso, e il numero di pallini necessari nel bulk diventerebbe eccessivo.
La spallinata biconica
Una lenza di cui si parla poco è la spallinata biconica, detta anche scalata simmetrica o “a specchio”. Per l’elevato numero di pallini è una distribuzione piuttosto laboriosa da realizzare, oltre che molto estesa.
Si utilizza su fondali sufficientemente profondi, quando si desidera una lenza capace di descrivere movimenti ampi e basculanti, garantiti dal fulcro centrale e dalla simmetria tra parte alta e parte bassa. È una montatura più da mare che da fiume, dove le altre distribuzioni — più semplici e rapide da costruire — coprono la quasi totalità delle esigenze.
Altre distribuzioni
Variazioni di peso, distanza e geometria sono all’ordine del giorno: in teoria esistono infiniti tipi di spallinata, ciascuno con una propria logica e finalità.
Ne vedremo altre nei prossimi articoli del blog, dove proporremo configurazioni alternative e montature specifiche per differenti situazioni di pesca.
Qualunque sia la soluzione scelta, le strutture rimangono riconducibili alle tipologie fondamentali descritte finora, che rappresentano il punto di partenza comune per ogni costruzione di lenza.

Sono indicate alla pesca inglese queste spallinate? Conviene farle tra il galleggiante e la girella (lenza madre) o sopra amo (braccioli)!?!
Salvo rari casi, molto particolari, i pallini si applicano sulla lenza madre. Sia per una questione di distanza dall’amo ma soprattutto perché la lenza madre è più robusta e risente meno dello stress dovuto allo schiacciamento dei pallini. Non sto a complicare la risposta con i suddetti casi particolari, che peraltro non riguardano la pesca in mare.
Ciao, Franco