Elba Fishing Blog
Pesca sportiva in mare e in acqua dolce. Tecniche, attrezzature, esperienze.

La spallinata (parte1)

Per “spal­li­na­ta” o “coro­na” si inten­de la distri­bu­zio­ne dei pal­li­ni di piom­bo sul­la por­zio­ne di len­za sot­to il gal­leg­gian­te le cui fun­zio­ni sono sia di quel­la di tara­re il gal­leg­gian­te stes­so che di con­fe­ri­re un deter­mi­na­to com­por­ta­men­to in acqua del­la len­za. Esi­sto­no nume­ro­se distri­bu­zio­ni, ognu­na con le pro­prie carat­te­ri­sti­che e adat­ta a spe­ci­fi­che cir­co­stan­ze. Si potreb­be dire che le solu­zio­ni sono qua­si infi­ni­te e ciò com­por­ta l’impossibilità di pren­der­le tut­te in con­si­de­ra­zio­ne. Il meglio che si può fare è cer­ca­re di for­ni­re un qua­dro gene­ra­le che aiu­ti a com­pren­de­re gli aspet­ti prin­ci­pa­li così da poter, in segui­to, poter ragio­na­re sul­le tan­te pro­po­ste e su que­ste poter­si con­fron­ta­re al meglio. Par­tia­mo ana­liz­zan­do le distri­bu­zio­ni più utilizzate.

Spallinata Bolognese

A. La spal­li­na­ta rego­la­re o “a bot­to­ni di cami­cia” (strung-out pat­tern) con­si­ste in un cer­to nume­ro di pal­li­ni del­lo stes­so peso posti ad una stes­sa distan­za l’u­no dal­l’al­tro (pro­prio come sono dispo­sti i bot­to­ni di una cami­cia). La prin­ci­pa­le fun­zio­ne di que­sta distri­bu­zio­ne è quel­la di deter­mi­na­re una disce­sa rego­la­re e con­trol­la­ta (a velo­ci­tà di affon­da­men­to costan­te del­la lenza).

B. La spal­li­na­ta a sca­la­re in peso o “coni­ca” o “a coda di topo” (stan­dard pat­tern) con­si­ste di un cer­to nume­ro di pal­li­ni di peso pro­gres­si­va­men­te mino­re posti ad una stes­sa distan­za (equi­di­stan­ti) l’u­no dal­l’al­tro. Tal­vol­ta, per via dell’equidistanza dei pal­li­ni, anche que­sto tipo di coro­na vie­ne defi­ni­ta “a bot­to­ni di cami­cia” ma per mag­gior chia­rez­za con­vie­ne evi­ta­re di far­lo per­ché crea sol­tan­to con­fu­sio­ne (nel­le cami­cie i bot­to­ni sono tut­ti ugua­li). La fun­zio­ne prin­ci­pa­le è quel­la di tagliare/contrastare la cor­ren­te (pal­li­ni più gran­di e pesan­ti in alto) con­sen­ten­do il sol­le­va­men­to del­l’e­sca duran­te la trat­te­nu­ta (bas­so len­za più leggero).

C. La spal­li­na­ta a sca­la­re in distan­za o “aper­ta” (aper­ta ver­so il ter­mi­na­le) con­si­ste di un cer­to nume­ro di pal­li­ni del­lo stes­so peso posti a distan­za pro­gres­si­va­men­te mag­gio­re andan­do ver­so il ter­mi­na­le. Si sca­la cioè pro­gres­si­va­men­te la distan­za andan­do ver­so l’alto. Con­cet­tual­men­te è simi­le alla pre­ce­den­te poi­ché abbia­mo comun­que più peso in alto (pal­li­ni più con­cen­tra­ti) che in bas­so (pal­li­ni più distan­ti) ma in gene­re è più ampia e più leggera.

D. La spal­li­na­ta a sca­la­re in peso e in distan­za (tape­red pat­tern) com­bi­na le carat­te­ri­sti­che del­le due pre­ce­den­ti: pal­li­ni di peso pro­gres­si­va­men­te mino­re posti a distan­za pro­gres­si­va­men­te mag­gio­re andan­do ver­so il ter­mi­na­le. Vi è dun­que un’ac­cen­tua­zio­ne del­la mor­bi­dez­za del­la len­za nel­la par­te bas­sa. In gene­re sono len­ze abba­stan­za ampie da pas­sa­ta che ammet­to­no trat­te­nu­te leg­ge­re, di controllo.

Nel­lo sca­la­re in peso la varia­zio­ne può esse­re effet­tua­ta ogni pal­li­no (es. n.9, n.8, n.7, …), ogni due pal­li­ni (es. n.9, n.9, n.8, n.8, n.7, n.7, …) oppu­re ogni tre (es. n.9, n.9, n.9, n.8, n.8, n.8, n.7, n.7, n.7, …). Nel­lo sca­la­re in distan­za l’in­ter­val­lo tra un pal­li­no e quel­lo suc­ces­si­vo si ridu­ce in gene­re di una stes­sa misu­ra. Que­sta misu­ra (insie­me al nume­ro di pal­li­ni uti­liz­za­ti) deter­mi­na la mag­gio­re o mino­re aper­tu­ra del­la len­za. Ipo­tiz­zan­do di par­ti­re da una distan­za ini­zia­le di 20 cm e sca­lan­do ogni 2 cm si otter­ran­no inter­val­li pro­gres­si­va­men­te mino­ri del tipo: 20 cm, 18 cm, 16 cm, 14 cm, ecc..

Ci sono poi distri­bu­zio­ni che han­no carat­te­ri­sti­che diver­se dal­le pre­ce­den­ti e che è impor­tan­te men­zio­na­re poi­ché svol­go­no un ruo­lo impor­tan­te in cer­te situa­zio­ni. Quan­do si deve pesca­re più sta­bi­li a livel­lo del fon­do (per que­stio­ni di cor­ren­te o di abi­tu­di­ne dei pesci) due pos­si­bi­li alter­na­ti­ve sono le len­ze rove­scia­te oppu­re quel­le par­ti­co­lar­men­te raggruppate.

Spallinata Bolognese

E ‑F. La spal­li­na­ta rove­scia­ta o “chiu­sa” può esse­re rea­liz­za­ta con pal­li­ni tut­ti del­lo stes­so peso oppu­re a sca­la­re (quel­li di peso mag­gio­re riman­go­no comun­que in alto). La distan­za tra i pal­li­ni, in entram­bi i casi, decre­sce pro­ce­den­do ver­so il ter­mi­na­le. La prin­ci­pa­le fun­zio­ne di que­sta distri­bu­zio­ne è quel­la di garan­ti­re una mag­gior sta­bi­li­tà a livel­lo del fon­do. Si trat­ta comun­que di una len­za che rima­ne abba­stan­za mor­bi­da e che con­sen­te anco­ra di sol­le­va­re il bas­so len­za duran­te la trat­te­nu­ta (effet­to più pro­nun­cia­to nel­la varian­te a sca­la­re in peso).

G‑H. La distri­bu­zio­ne bulk and drop­pers (G) come quel­la con la tor­pil­la (H) enfa­tiz­za la sta­bi­li­tà a livel­lo del fon­do men­tre la mor­bi­dez­za (se così si può defi­ni­re) è limi­ta­ta al bre­ve trat­to dove si tro­va­no i pochi pal­li­ni (drop­pers).

Pri­ma di con­clu­de­re que­sta pri­ma par­te è oppor­tu­no sot­to­li­nea­re che:

  1. Le distri­bu­zio­ni appe­na viste sono quel­le più uti­liz­za­te ma ve ne sono anche altre di una cer­ta impor­tan­za. Ne par­le­re­mo più avanti.
  2. Cia­scu­na distri­bu­zio­ne da ori­gi­ne ad un nume­ro mol­to ele­va­to di varianti.
  3. Non esi­sto­no len­ze per­fet­te o infal­li­bi­li. Esi­sto­no sol­tan­to len­ze vali­de in deter­mi­na­te circostanze.

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2 commenti su “La spallinata (parte1)”

  1. buon­gior­no ho tro­va­to mol­to inte­res­san­te gli sche­mi del­le spal­li­na­te e la descri­zio­ne mol­to det­ta­glia­ta , una doman­da ‚tem­po indie­tro nel­la spal­li­na­ta par­te 1 c’ era­no anche la distri­bu­zio­ne dei bulk che ora non vedo più

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    • Ciao Andrea,
      for­se era­no sul vec­chio blog? Gli arti­co­li son sta­ti aggior­na­ti cer­can­do di sem­pli­fi­car­li un po’ per­ché di len­ze ce n’è un’in­fi­ni­tà e si rischia poi di pre­sen­tar­ne più di quel­le che in real­tà servano.
      Sicu­ra­men­te le ripro­por­rò man mano che vado avan­ti con gli arti­co­li, maga­ri inse­ren­do­le in un con­te­sto più spe­ci­fi­co piut­to­sto che in una pano­ra­mi­ca generale.

      Gra­zie,
      Franco

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