La spallinata nella pesca a bolognese. Parte 2: applicazioni pratiche e scelta delle lenze

Arti­co­lo aggior­na­to il 12 Novem­bre 2025
Tem­po di let­tu­ra: 5 minu­ti

Nell’articolo pre­ce­den­te [La spal­li­na­ta – par­te 1] abbia­mo intro­dot­to le prin­ci­pa­li con­fi­gu­ra­zio­ni di distri­bu­zio­ne dei pal­li­ni di piom­bo nel­la pesca al col­po.
In que­sta secon­da par­te entria­mo più nel det­ta­glio per capi­re dove e per­ché cia­scun tipo di spal­li­na­ta tro­va la pro­pria appli­ca­zio­ne nel­la pesca a bolo­gne­se, ana­liz­zan­do i fat­to­ri — come cor­ren­te, pro­fon­di­tà e com­por­ta­men­to dei pesci — che influen­za­no la scel­ta del­la len­za.
Ricor­do che gli sche­mi pro­po­sti resta­no indi­ca­ti­vi del­la geo­me­tria di base e van­no sem­pre adat­ta­ti alle carat­te­ri­sti­che del­lo spot e alle con­di­zio­ni spe­ci­fi­che che si devo­no affron­ta­re.

NOVITÀ

Calcolatore online per spallinate

Cal­co­la­to­re onli­ne per spal­li­na­te nel­la pesca a bolo­gne­se e ingle­se: cal­co­la nume­ro e peso dei pal­li­ni, distri­bu­zio­ne otti­ma­le e sche­ma gra­fi­co inte­rat­ti­vo.

Lenze morbide, aperte e leggere (lenze da passata “a scorrere”)

Le len­ze a sca­la­re, aper­te e leg­ge­re, per­met­to­no alla mon­ta­tu­ra ampi movi­men­ti e flut­tua­zio­ni natu­ra­li, estre­ma­men­te ade­scan­ti. Si trat­ta di spal­li­na­te di peso con­te­nu­to, con distan­ze ini­zia­li piut­to­sto ampie tra i pal­li­ni e spa­zi pro­gres­si­va­men­te ridot­ti ver­so l’alto. Han­no una geo­me­tria a coda di topo (a dop­pio sca­la­re, sia in distan­za che in peso), lun­ghez­ze media­men­te impor­tan­ti — spes­so intor­no ai 150 cm o più — e sono costi­tui­te da un discre­to nume­ro di pal­li­ni a par­ti­re dal­le pic­co­le misu­re. La loro dina­mi­ca fa sì che sia­no un tutt’uno con il ter­mi­na­le: la natu­ra­lez­za del­la pre­sen­ta­zio­ne dell’esca non è affi­da­ta solo al fina­le, ma all’intera len­za. Per que­sto si con­si­glia di man­te­ne­re una lun­ghez­za del fina­le non supe­rio­re a tre vol­te la distan­za tra i pri­mi due pal­li­ni (quel­li imme­dia­ta­men­te sopra il ter­mi­na­le). Ad esem­pio, se l’intervallo tra i pri­mi due pal­li­ni è di 20 cm, il ter­mi­na­le non dovreb­be supe­ra­re i 60 cm.

Nel trat­to di foce si uti­liz­za­no in pre­sen­za di cor­ren­te abba­stan­za len­ta pescan­do a pas­sa­re, con trat­te­nu­te leg­ge­re e di con­trol­lo. Se la cor­ren­te è ecces­si­va, la par­te bas­sa del­la len­za rischia di sol­le­var­si trop­po dal fon­do duran­te la trat­te­nu­ta finen­do col pre­sen­ta­re l’e­sca più in alto rispet­to alla zona di sta­zio­na­men­to dei pesci.
In gene­ra­le, il com­por­ta­men­to del­la len­za dipen­de comun­que da come è sta­ta costrui­ta: nume­ro, peso e distri­bu­zio­ne dei pal­li­ni gio­ca­no un ruo­lo deter­mi­nan­te.

Dove il fon­da­le lo con­sen­te, si può tal­vol­ta pog­gia­re qual­che pal­li­no sul fon­do a “dra­ga­re”, il che ral­len­ta la cor­sa del gal­leg­gian­te sen­za com­pro­met­te­re la pos­si­bi­li­tà di sol­le­va­re l’esca in trat­te­nu­ta (quan­do cioè il gal­leg­gian­te vie­ne fre­na­to men­tre il bas­so len­za pro­se­gue in avan­ti). Tut­ta­via, se il fon­da­le è spor­co o irre­go­la­re, pesca­re appog­gia­ti in cor­ren­te signi­fi­ca qua­si cer­ta­men­te inca­glia­re: è quin­di essen­zia­le valu­ta­re caso per caso.

In mare, dove le cor­ren­ti rispet­to al trat­to di foce sono meno linea­ri e più debo­li, tal­vol­ta del tut­to assen­ti, que­ste len­ze ser­vo­no a con­fe­ri­re all’esca una disce­sa mor­bi­da e len­ta. Sono idea­li per la pesca in cala­ta len­ta e, una vol­ta rag­giun­to l’assetto sta­zio­na­rio, offro­no una pre­sen­ta­zio­ne mol­to natu­ra­le sul fon­do.

Occor­re infi­ne ricor­da­re che, tan­to più una len­za è mor­bi­da e lun­ga, tan­to mag­gio­re sarà il ritar­do con cui tra­smet­te la man­gia­ta al gal­leg­gian­te. È, in altre paro­le, una len­za “a rispo­sta len­ta”, che richie­de gal­leg­gian­ti sen­si­bi­li e fina­li di misu­ra con­te­nu­ta.

Bolognese spallinata passata light
Link spon­so­riz­za­ti

Lenze da trattenuta

Le len­ze da trat­te­nu­ta sono spal­li­na­te più cor­te e meno leg­ge­re rispet­to alle pre­ce­den­ti. Mag­gior peso, con­cen­tra­to in uno spa­zio ridot­to, le ren­de idea­li per affron­ta­re cor­ren­ti più soste­nu­te e per ese­gui­re trat­te­nu­te pro­lun­ga­te, come spes­so acca­de nel trat­to di foce quan­do c’è un po’ di por­ta­ta extra.
Ten­go­no meglio il fon­do, offro­no una pre­sen­ta­zio­ne più sta­bi­le e sono più rapi­de nel tra­smet­te­re la man­gia­ta. Pos­so­no esse­re rea­liz­za­te con pal­li­ni più o meno pic­co­li (rispet­ti­va­men­te con minor o mag­gior inter­val­lo) a secon­da del risul­ta­to che si vuol otte­ne­re. Anche la lun­ghez­za com­ples­si­va può varia­re, ma in gene­re que­ste len­ze non supe­ra­no il metro di esten­sio­ne.

In mare, dove non si pesca in trat­te­nu­ta vera e pro­pria, que­ste spal­li­na­te tro­va­no impie­go negli spot più pro­fon­di, quan­do c’è leg­ger­men­te più tur­bo­len­za, o nel­la ricer­ca di pesci che si ali­men­ta­no sul fon­do. In que­sti casi il peso com­ples­si­vo aiu­ta a rag­giun­ge­re rapi­da­men­te il livel­lo (l’al­tez­za) di pesca, pur man­te­nen­do una len­za rela­ti­va­men­te mor­bi­da e flut­tuan­te, adat­ta a pre­sen­ta­re l’esca con natu­ra­lez­za.

Bolognese spallinata trattenuta light

Lenze a bottoni di camicia

Quan­do i pal­li­ni sono tut­ti ugua­li ed equi­di­stan­ti, la len­za affon­da a velo­ci­tà costan­te per tut­ta la sua lun­ghez­za. Inol­tre, non esi­ste un ful­cro evi­den­te — una zona dove il peso è più con­cen­tra­to — e duran­te la trat­te­nu­ta il sol­le­va­men­to risul­ta quin­di uni­for­me lun­go tut­ta la len­za.

Le len­ze a bot­to­ni di cami­cia si com­por­ta­no bene in tut­te le fasi: in cala­ta, che è rego­la­re e a velo­ci­tà costan­te, come anche in pas­sa­ta e trat­te­nu­ta. Si trat­ta di mon­ta­tu­re estre­ma­men­te ver­sa­ti­li, soprat­tut­to quan­do rea­liz­za­te con un buon nume­ro di pal­li­ni di medio-pic­co­le dimen­sio­ni, poi­ché per­met­to­no di pas­sa­re con faci­li­tà da una distri­bu­zio­ne uni­for­me a una con serie di bulk.
Una con­si­de­ra­zio­ne uti­le è che, per quan­to bana­le, due pal­li­ni pic­co­li equi­val­go­no a uno più gran­de, men­tre da un pal­li­no gran­de non se ne rica­va­no due pic­co­li. Chi pesca in ambien­ti dove la cor­ren­te è varia­bi­le — e il trat­to di foce ne è un esem­pio tipi­co — sa bene che le con­di­zio­ni pos­so­no muta­re rapi­da­men­te e che sono neces­sa­ri fre­quen­ti aggiu­sta­men­ti del­la len­za.
Può quin­di acca­de­re che, per un cer­to perio­do, una len­za a bot­to­ni di cami­cia risul­ti idea­le, men­tre poco dopo sia pre­fe­ri­bi­le una distri­bu­zio­ne più “da trat­te­nu­ta”. Que­sti aggiu­sta­men­ti risul­ta­no com­ples­si con le code di topo, ma con le spal­li­na­te rego­la­ri è suf­fi­cien­te rag­grup­pa­re alcu­ni pal­li­ni (vedi sche­ma sot­to).

Bolognese spallinata bottoni camicia e serie bulk
Link spon­so­riz­za­ti

Equilibrio tra spallinata e terminale

Note­re­te che in tut­ti gli sche­mi — per quan­to pura­men­te indi­ca­ti­vi — i ter­mi­na­li risul­ta­no piut­to­sto cor­ti. Per chi pesca in mare può sem­bra­re un’assurdità, ma occor­re riflet­te­re sul per­ché di cer­te scel­te.

La spal­li­na­ta è la par­te “viva” del­la len­za, quel­la che ne deter­mi­na il com­por­ta­men­to. Il ter­mi­na­le ne com­ple­ta la dina­mi­ca e, se non è in equi­li­brio con il resto del­la len­za, fini­sce per “vive­re di vita pro­pria”, per­den­do coe­ren­za fun­zio­na­le.
Se per qual­sia­si ragio­ne si ritie­ne neces­sa­rio usa­re un ter­mi­na­le più lun­go, è fon­da­men­ta­le ridi­stri­bui­re i pal­li­ni in modo che gli inter­val­li sia­no pro­por­zio­na­ti alla nuo­va lun­ghez­za del fina­le.

Ten­den­zial­men­te non amo ter­mi­na­li trop­po lun­ghi, sal­vo approc­ci par­ti­co­la­ri di cui par­le­re­mo più avan­ti. In gene­re pre­fe­ri­sco fina­li più cor­ti, che rispon­do­no più rapi­da­men­te alle man­gia­te e man­ten­go­no un miglio­re equi­li­brio con la spal­li­na­ta.
Va inol­tre ricor­da­to che i ter­mi­na­li cor­ti ridu­co­no la pro­ba­bi­li­tà di alla­ma­te pro­fon­de, spes­so dan­no­se per il pesce: la rimo­zio­ne dell’amo può richie­de­re mani­po­la­zio­ni ecces­si­ve e pro­vo­ca­re lesio­ni signi­fi­ca­ti­ve, da evi­ta­re soprat­tut­to quan­do si inten­de rila­scia­re la pre­da.

Link spon­so­riz­za­ti

Vuoi lasciare un commento o confrontarti sull'argomento? Fallo sul nostro forum, uno spazio di confronto e approfondimento dove condividere esperienze, parlare di tecniche, montature, accessori e attrezzature per ogni disciplina.

👉 Vai al forum