Elba Fishing Blog
Pesca sportiva in mare e in acqua dolce. Tecniche, attrezzature, esperienze.

Spigole a bolognese in trattenuta bloccata

La spi­go­la è un pesce for­te­men­te euria­li­no, capa­ce cioè di sop­por­ta­re varia­zio­ni di sali­ni­tà mol­to ampie. È inol­tre euri­ter­mo tol­le­ran­do un altret­tan­to ampio ran­ge di tem­pe­ra­tu­ra ambien­ta­le. Que­ste carat­te­ri­sti­che ren­do­no con­to del­la sua vasta distri­bu­zio­ne geo­gra­fi­ca oltre che del­la pos­si­bi­li­tà di incon­trar­lo in spot anche mol­to diver­si tra loro come il mare aper­to ed il trat­to di foce, che risa­le per diver­si chi­lo­me­tri a mon­te. Pro­prio lun­go il trat­to di foce si crea­no le con­di­zio­ni per una tec­ni­ca di pesca a bolo­gne­se abba­stan­za par­ti­co­la­re, la trat­te­nu­ta bloc­ca­ta.

Principi generali della pesca a trattenuta bloccata

Lo sco­po del­la pesca a trat­te­nu­ta bloc­ca­ta è quel­la di pre­sen­ta­re l’e­sca fer­ma in cor­ren­te e da que­sta “ani­ma­ta”, cioè mos­sa e resa natu­ra­le dal­la spin­ta eser­ci­ta­ta dal flus­so d’ac­qua. Fer­ma o bloc­ca­ta si rife­ri­sce al fat­to che al gal­leg­gian­te è impe­di­to di effet­tua­re la pas­sa­ta e ciò si tra­du­ce dun­que in una trat­te­nu­ta estre­ma, fis­sa e costan­te. In que­sta con­di­zio­ne la len­za si dispo­ne in dia­go­na­le (come vedre­mo cir­ca a 45 gra­di) e l’e­sca, tipi­ca­men­te il bigat­ti­no, vie­ne a tro­var­si in scia con il resto del­le lar­ve che ven­go­no lan­cia­te sfu­se, più a mon­te e leg­ger­men­te più fuo­ri (poi­ché il flus­so le spin­ge ver­so val­le e ver­so riva).
Que­sta tec­ni­ca ha mol­to in comu­ne con il “Lay­ing-on”, un meto­do ingle­se che si tro­va a metà tra il lege­ring e la pesca con il wag­gler e che vie­ne pra­ti­ca­to in fiu­mi con cor­ren­te da len­ta a media alla ricer­ca di pesci che si nutro­no in pros­si­mi­tà del fon­do quan­do que­sti pre­fe­ri­sco­no una pre­sen­ta­zio­ne più sta­bi­le rispet­to al clas­si­co “trot­ting” (equi­va­len­te del­la nostra passata).
Nel trat­to di foce que­sta par­ti­co­la­re for­ma di pesca con il gal­leg­gian­te vie­ne pra­ti­ca­ta, in Ita­lia, con can­ne fis­se e più fre­quen­te­men­te con bolo­gne­si mol­to lun­ghe alla ricer­ca del­le spi­go­le e pren­de il nome di pesca in trat­te­nu­ta (stop­pa­ta, bloc­ca­ta, costan­te, ecc.). Le attrez­za­tu­re come le mon­ta­tu­re pos­so­no subi­re varia­zio­ni a secon­da del luo­go e del­le carat­te­ri­sti­che del­lo spot ma il prin­ci­pio gene­ra­le rima­ne immutato.

Nel­la pesca a bolo­gne­se in trat­te­nu­ta bloc­ca­ta la can­na vie­ne tenu­ta appog­gia­ta su un sup­por­to in manie­ra simi­le alla pesca a lege­ring.

Bolognese Trattenuta

Attrezzatura

L’at­trez­za­tu­ra dipen­de dal­le carat­te­ri­sti­che del­lo spot e in par­ti­co­la­re dal­la pro­fon­di­tà, dal­la distan­za a cui si inten­de pesca­re e dal­la cor­ren­te, cosa che por­ta ine­vi­ta­bil­men­te a dif­fe­ren­ze anche note­vo­li. Per inten­der­ci la pesca che fac­cia­mo in Arno è con­cet­tual­men­te la stes­sa che vie­ne fat­ta a Fiu­mi­ci­no ma non è lo stes­so cor­so d’ac­qua, il che influen­za sia le attrez­za­tu­re che ven­go­no mes­se in cam­po che varie con­si­de­ra­zio­ni cir­ca le con­di­zio­ni idea­li. E va aggiun­to che nean­che lun­go tut­to il trat­to di foce del­lo stes­so fiu­me l’ap­proc­cio è iden­ti­co ma varia da zona a zona.
Per evi­ta­re di esse­re trop­po spe­ci­fi­ci con­vie­ne dun­que ragio­na­re in ter­mi­ni gene­ra­li, cosa che con­sen­te di foca­liz­za­re l’at­ten­zio­ne sul­la tec­ni­ca in sé per poi adat­tar­la ai vari scenari.

  1. La can­na. Nel­la mag­gior par­te dei casi si uti­liz­za una bolo­gne­se che deve esser più lun­ga del­la pro­fon­di­tà ver­ti­ca­le del pun­to in cui si inten­de pesca­re e più lun­ga del­la linea di pesca (distan­za dal­la riva) su cui si inten­de ope­ra­re la trat­te­nu­ta. Per inten­der­ci se la pro­fon­di­tà ver­ti­ca­le misu­ra­ta a son­da è di cin­que metri va bene una bolo­gne­se di sei metri ma se voglia­mo pesca­re a set­te metri di distan­za da riva ser­ve una otto metri.
  2. Il muli­nel­lo. La scel­ta dipen­de dal­le pre­fe­ren­ze. Io opto per un 3000 leg­ge­ro a fri­zio­ne ante­rio­re anche per il fat­to che in Arno può capi­ta­re di alla­ma­re gros­se car­pe e chan­nel ed ave­re a dispo­si­zio­ne un muli­nel­lo più capien­te e per­for­man­te è sem­pre buo­na cosa.
  3. Il filo in bobi­na. L’a­zio­ne di pesca avvie­ne in pun­ta di can­na e il lan­cio è soli­ta­men­te un clas­si­co under-arm, tipo can­na fis­sa dun­que non vi è par­ti­co­la­re neces­si­tà di scen­de­re di dia­me­tro con il filo in bobi­na anche se si uti­liz­za­no gal­leg­gian­ti di gram­ma­tu­ra ridot­ta. Uno 0.16 mm è di soli­to il com­pro­mes­so miglio­re, spe­cie se si uti­liz­za­no i pal­li­ni ingle­si per rego­la­re la tara­tu­ra e se si pre­ve­de di redi­stri­bui­re il peso in len­za, cosa che com­por­ta sem­pre un cer­to stress per il filo (schiac­cia, allen­ta, spo­sta, rimuo­vi e aggiungi).
  4. I gal­leg­gian­ti. sono fun­zio­ne del­la cor­ren­te. In alcu­ni spot tal­vol­ta si usa­no addi­rit­tu­ra le vele tut­ta­via quan­do la cor­ren­te spin­ge mol­to io soli­ta­men­te pre­fe­ri­sco cam­bia­re tec­ni­ca dun­que mi limi­te­rò ai gal­leg­gian­ti clas­si­ci che in ogni caso devo­no esse­re mon­ta­ti sostituibili.
  5. Piom­bi. La pesca in trat­te­nu­ta bloc­ca­ta pre­ve­de un cer­to gra­do di sovra­ta­ra­tu­ra ed il peso in len­za può varia­re a secon­da del­la spin­ta del­la cor­ren­te. Ciò com­por­ta la neces­si­tà di modi­fi­car­lo uti­liz­zan­do del­le tor­pil­le inter­cam­bia­bi­li o, e lo pre­fe­ri­sco, usan­do i pal­li­ni ingle­si (BB, AAA, SSG, …) che sono mol­to mor­bi­di e si pos­so­no aggiun­ge­re, rimuo­ve­re o spo­sta­re mol­to facilmente.

L’a­mo pri­vo di ardi­glio­ne (bar­bless) è par­ti­co­lar­men­te spor­ti­vo e divie­ne una scel­ta obbli­ga­ta se si pre­ve­de di rila­scia­re le pre­de di taglia minore.

Spigola amo senza ardiglione

La corrente

Qui vie­ne il dif­fi­ci­le (per modo di dire). La cor­ren­te nel trat­to di foce varia in fun­zio­ne del­la fase di marea, del­la pro­fon­di­tà del cor­so d’ac­qua e del­la distan­za da riva.

  • La marea. Duran­te la fase di sali­ta il cuneo sali­no spin­ge ver­so mon­te men­tre l’ac­qua dol­ce super­fi­cia­le spin­ge ver­so val­le. Si ha una dun­que una dop­pia cor­ren­te che crea non pochi pro­ble­mi sia per quan­to con­cer­ne la pastu­ra­zio­ne (i bigat­ti­ni ad un cer­to pun­to del­la disce­sa tor­na­no indie­tro) che la dispo­si­zio­ne del­la len­za. Duran­te la fase di marea calan­te il cuneo sali­no si riti­ra e la cor­ren­te ten­de ad ave­re una dire­zio­ne uni­for­me ver­so val­le. Per que­sta tec­ni­ca è la con­di­zio­ne miglio­re poi­ché le lar­ve scen­do­no ver­so il fon­do in dia­go­na­le e così si dispo­ne la lenza.
  • La pro­fon­di­tà. Mag­gio­re è la pro­fon­di­tà e più si avver­te la dif­fe­ren­za di velo­ci­tà del­l’ac­qua (più velo­ce in super­fi­cie e più len­ta sul fon­do) inol­tre inci­de pro­fon­da­men­te sul tem­po neces­sa­rio affin­ché le lar­ve rag­giun­ga­no il fon­do (che dipen­de anche dal­la corrente).
  •  La distan­za da riva. Più ci si allon­ta­na da riva più la cor­ren­te aumenta.

Ci sono poi alme­no altri due aspet­ti da con­si­de­ra­re. La cor­ren­te non varia solo tra le varie fasi di marea (varia­zio­ne inter­fa­se) ma anche duran­te una stes­sa fase (varia­zio­ne intra­fa­se). In altre paro­le la cor­ren­te duran­te una cer­ta fase, ad esem­pio di marea calan­te, può in cer­ti momen­ti spin­ge­re di più ed in altri di meno e que­sto com­por­ta­men­to può richie­de­re fre­quen­ti aggiu­sta­men­ti sia del­la len­za che del­la pastu­ra­zio­ne. Il secon­do aspet­to è che la cor­ren­te non spin­ge solo in una dire­zio­ne (es. ver­so val­le) ma anche ver­so riva. Quan­to ver­so riva è anch’es­so varia­bi­le ma in gene­ra­le quan­do si pastu­ra si pre­fe­ri­sce anda­re un po’ oltre la linea di trattenuta.
Riu­sci­re a capi­re con esat­tez­za come scen­do­no le lar­ve in pastu­ra è pra­ti­ca­men­te impos­si­bi­le e al di là di que­ste con­si­de­ra­zio­ni gene­ra­li l’e­qui­li­bro tra pastu­ra­zio­ne (pun­to di ingres­so del­le lar­ve in acqua) e posi­zio­ne del­la len­za nasce da una serie di pro­ve segui­ta da una valu­ta­zio­ne del­le mangiate.

Gesti­re la cor­ren­te signi­fi­ca poter modi­fi­ca­re la len­za in ogni sua par­te, dal gal­leg­gian­te, alla tara­tu­ra alla distri­bu­zio­ne dei pallini.

Bolognese, galleggianti e pallini

Montature

Cro­ce e deli­zia di ogni arti­co­lo, le mon­ta­tu­re van­no sem­pre pre­se a tito­lo pura­men­te indi­ca­ti­vo. La rego­la gene­ra­le è che più la cor­ren­te è len­ta più le spal­li­na­te si allar­ga­no e si fan­no leg­ge­re men­tre più la cor­ren­te spin­ge più le spal­li­na­te si accor­cia­no e si fan­no pesan­ti. Poi in trat­te­nu­ta bloc­ca­ta si pesca sem­pre in sovra­ta­ra­tu­ra. Ciò signi­fi­ca che in len­za avre­mo un peso mag­gio­re del­la por­ta­ta del gal­leg­gian­te e che, ovvia­men­te, se lascia­mo il gal­leg­gian­te libe­ro di scor­re­re in pas­sa­ta affon­da. Altra indi­ca­zio­ne fon­da­men­ta­le è che la sovra­ta­ra­tu­ra non deve supe­ra­re quat­tro vol­te la por­ta­ta del gal­leg­gian­te il che, tra­dot­to, signi­fi­ca che un gal­leg­gian­te da 1 gram­mo por­ta fino a 4 gram­mi. Se è neces­sa­rio un peso mag­gio­re occor­re cam­bia­re gal­leg­gian­te (es. mon­tar­ne uno da 2 gram­mi e così via).

La solu­zio­ne miglio­re: i gal­leg­gian­ti a cor­po mobi­le. In foto i Rizov RF43.

Galleggianti a corpo mobile Rizov

Nel­le len­ze da trat­te­nu­ta i gal­leg­gian­ti devo­no dun­que esse­re mon­ta­ti inter­cam­bia­bi­li. La mag­gior par­te dei pesca­to­ri fis­sa il gal­leg­gian­te clas­si­co con quat­tro tubi­ci­ni in sili­co­ne (tre sul­la deri­va ed uno sul­l’an­ten­na) e in que­sto modo per cam­bia­re il gal­leg­gian­te basta sfi­lar­lo dal­la len­za madre. Ho fat­to così anche io per mol­ti anni fin­ché non ho pro­va­to i gal­leg­gian­ti a cor­po mobi­le. Si trat­ta di gal­leg­gian­ti che pre­sen­ta­no lo stes­so asse (deriva+antenna) men­tre il cor­po si può sfi­la­re. Non ser­ve cioè cam­bia­re il gal­leg­gian­te ma basta sosti­tui­re il solo corpo.

Rizov RF43. Il cor­po non solo si può sosti­tui­re ma si può anche inver­ti­re, con­fe­ren­do nuo­ve pro­prie­tà al galleggiante.

Galleggianti a corpo mobile Rizov

Volen­do il cor­po si può anche inver­ti­re di fat­to cam­bian­do radi­cal­men­te for­ma e quin­di il com­por­ta­men­to in cor­ren­te. Si può ad esem­pio pas­sa­re dal­la goc­cia (otti­ma nel­la trat­te­nu­ta con cor­ren­te len­ta) alla goc­cia rove­scia­ta (con spal­le più lar­ghe per cor­ren­ti più soste­nu­te). Per dove pesco io un set di gal­leg­gian­ti da 1, 2 e 3 gram­mi copre tut­te le neces­si­tà. Se la cor­ren­te fos­se così for­te da non per­met­te­re una buo­na trat­te­nu­ta con il gal­leg­gian­te da 3 gram­mi sovra­ta­ra­to è segno che la tec­ni­ca è al limi­te a con­vie­ne pas­sa­re al fee­der. Chia­ra­men­te que­sta è una con­si­de­ra­zio­ne per­so­na­le e lega­ta allo spot spe­ci­fi­co che frequento.
Pas­san­do alla len­za in sé vi sono mol­te pos­si­bi­li­tà e pren­der­le tut­te in con­si­de­ra­zio­ne sareb­be trop­po lun­go. Mi limi­to dun­que a due sole spal­li­na­te, una per cor­ren­te più len­ta (aper­ta) ed una per cor­ren­ti mag­gio­ri (chiu­sa). In entram­be è pre­sen­te a mon­te il bulk di sovra­ta­ra­tu­ra, rea­liz­za­to con pal­li­ni ingle­si tipo BB, AAA o SSG (rispet­ti­va­men­te 0.4, 0.8 e 1.6 gr) oppu­re una tor­pil­la inter­cam­bia­bi­le. La tor­pil­la si usa per lo più quan­do è neces­sa­rio un peso impor­tan­te e sono casi par­ti­co­la­ri tut­ta­via con­vie­ne pre­ve­der­ne il pos­si­bi­le uso ed intro­dur­re così in len­za due pic­co­li tubi­ci­ni in sili­co­ne a mon­te del­la spal­li­na­ta: non distur­ba­no la dina­mi­ca del­la len­za e ci per­met­to­no di poter appli­ca­re velo­ce­men­te una tor­pil­la se serve.
La pri­ma len­za che andia­mo ad ana­liz­za­re è abba­stan­za ampia e leggera.

Esem­pio di len­za per cor­ren­te da 1gr + 1gr (cir­ca) di sovra­ta­ra­tu­ra (max 1+3 gr). Nota­re i due tubi­ci­ni in sili­co­ne a mon­te del bulk per even­tua­le appli­ca­zio­ne di una torpilla.

Montatura bolognese trattenuta bloccata

Que­sta len­za uti­liz­za un gal­leg­gian­te da un gram­mo e può esse­re sovra­ta­ra­ta fino a mas­si­mo 4 gram­mi. Fac­cia­mo atten­zio­ne al fat­to, tut­ta­via, che la pos­si­bi­li­tà di far lavo­ra­re una len­za del gene­re con una cor­ren­te da 4 gram­mi dipen­de anche dal­la pro­fon­di­tà del­lo spot. Su fon­da­li rela­ti­va­men­te bas­si quan­do si arri­va a quat­tro gram­mi con­vie­ne anche redi­stri­bui­re i pal­li­ni e accor­cia­re (com­pat­ta­re) la spallinata.
Con cor­ren­ti più impor­tan­ti la sovra­ta­ra­tu­ra cre­sce e al bulk si può pre­fe­ri­re una tor­pil­la. Il bas­so len­za rima­ne intor­no al gram­mo per garan­ti­re sem­pre una cer­ta mor­bi­dez­za ma si pre­fe­ri­sco­no meno pal­li­ni, più vici­ni e leg­ger­men­te più grandi.

Esem­pio di len­za per cor­ren­te da 1gr + diver­si gram­mi di sovrataratura. 

Montatura bolognese trattenuta bloccata

La regola dei 45 gradi

Come fac­cia­mo a capi­re se il peso in len­za è giu­sto e se la len­za si dispo­ne cor­ret­ta­men­te in dia­go­na­le? Si appli­ca la rego­la dei 45 gra­di. La len­za dovreb­be cioè lavo­ra­re cir­ca a 45° con il ter­mi­na­le flut­tuan­te più o meno paral­le­lo al fon­do e mol­to pros­si­mo a que­sto. Osser­via­mo lo sche­ma seguente:

Trattenuta bloccata regola 45 gradi

Misu­ran­do con una son­da la pro­fon­di­tà ver­ti­ca­le a livel­lo del pri­mo pal­li­no (subi­to sopra il ter­mi­na­le) abbia­mo l’al­tez­za del­la colon­na d’ac­qua effet­ti­va (indi­ca­ta in figu­ra con la let­te­ra X). Se la len­za si dispo­ne a 45 gra­di (ammet­tia­mo che lo fac­cia per­fet­ta­men­te) la distan­za tra gal­leg­gian­te e pri­mo pal­li­no sul fon­do è supe­rio­re poi­ché rap­pre­sen­ta la dia­go­na­le di un ipo­te­ti­co qua­dra­to. Con­si­de­ran­do che la misu­ra del­la dia­go­na­le di un qua­dra­to è pari al suo lato mol­ti­pli­ca­to per la radi­ce di due (1,41 cir­ca) pos­sia­mo dire che appros­si­ma­ti­va­men­te per ave­re il pri­mo pal­li­no sul fon­do la distan­za tra que­sto pal­li­no e gal­leg­gian­te deve esse­re una vol­ta e mez­zo la pro­fon­di­tà misu­ra­ta a son­da (1,5X).
Se non fos­se chia­ro pas­sia­mo ad i nume­ri: se la pro­fon­di­tà misu­ra­ta a son­da è di 3 metri la distan­za tra gal­leg­gian­te e pri­mo pal­li­no deve esse­re 4.5 metri.
In que­sta situa­zio­ne avrem­mo (si ragio­na sem­pre per appros­si­ma­zio­ne) il pri­mo pal­li­no che toc­ca il fon­do ed il ter­mi­na­le sdra­ia­to. Da que­sta misu­ra sem­pre tenen­do la len­za a 45° si trat­ta di ridur­re la pro­fon­di­tà (se neces­sa­rio) fin­ché non si regi­stra il mag­gior nume­ro di man­gia­te. Avre­mo per­tan­to indi­vi­dua­to la lun­ghez­za giusta.

Come riconoscere la corretta sovratura

Il peso tota­le cor­ret­to del­la len­za è quel­lo per il qua­le la len­za trat­te­nu­ta dal­la sola can­na (gal­leg­gian­te tenu­to sol­le­va­to dal­la super­fi­cie del­l’ac­qua quan­to basta per osser­va­re l’an­go­lo che for­ma il filo) si incli­na cir­ca a 45 gra­di. Ed è logi­co poi­ché il gal­leg­gian­te, per quan­to con­tri­bui­sca a trat­te­ne­re la len­za, ha per lo più la fun­zio­ne di segna­la­to­re ed è la len­za in sé che deve sta­re inclinata.

La pasturazione

Se abbia­mo fat­to tut­to cor­ret­ta­men­te la len­za lavo­ra come dovreb­be ed ora sor­ge il pro­ble­ma di crea­re la scia di pastu­ra. In gene­ra­le lo sco­po è quel­lo di lan­cia­re i bigat­ti­ni sfu­si con la fion­da, a dose e fre­quen­za costan­te, in una zona che si tro­va a mon­te e su una linea leg­ger­men­te più distan­te rispet­to al gal­leg­gian­te e que­sto al fine di crea­re una scia con­ti­nua che dal­la super­fi­cie scen­de ver­so il fondo.

Le cor­ren­ti sul pia­no oriz­zon­ta­le (tra­sver­sa­le). I bigat­ti­ni sono spin­ti pre­va­len­te­men­te ver­so val­le ma subi­sco­no anche una spin­ta ver­so riva.

Pasturazione in trattenuta bloccata

Sul pia­no ver­ti­ca­le que­sta disce­sa è chia­ra­men­te dia­go­na­le per l’ef­fet­to del­la cor­ren­te (da mon­te a val­le). La cor­ren­te tut­ta­via non è uni­for­me (tran­ne che su fon­da­li mol­to bas­si) e spin­ge le lar­ve a mag­gior velo­ci­tà negli stra­ti super­fi­cia­li e a minor velo­ci­tà negli stra­ti più pro­fon­di, inol­tre i bigat­ti­ni subi­sco­no anche altre for­ze che ten­do­no a disper­der­li (la clas­si­ca rosa­ta) ed avvi­ci­nar­li ver­so riva (pri­ma o poi). È facil­men­te intui­bi­le come pre­ve­de­re con pre­ci­sio­ne il movi­men­to cao­ti­co del­la lar­ve sia del tut­to impos­si­bi­le e l’u­ni­ca cosa che pos­sia­mo fare è assi­cu­rar­ci che la nostra esca si tro­vi comun­que in un pun­to di que­sta discesa.

Sche­ma sem­pli­fi­ca­to del­la pastu­ra­zio­ne in trat­te­nu­ta bloc­ca­ta. Vie­ne qui con­si­de­ra­to solo il pia­no fron­ta­le (ver­ti­ca­le).

Pasturazione in trattenuta bloccata

Nel­l’e­sem­pio sopra è sche­ma­tiz­za­ta la pro­ba­bi­le disce­sa del­le lar­ve sul pia­no fron­ta­le. Il bigat­ti­no è sot­to­po­sto alla for­za di gra­vi­tà che lo fa affon­da­re ad un cer­ta velo­ci­tà e alla for­za del­la cor­ren­te che lo spin­ge a val­le con due velo­ci­tà (il valo­re mostra­to è pura­men­te ipo­te­ti­co), mag­gio­re in super­fi­cie e mino­re sul fon­do. Ciò deter­mi­na una disce­sa più o meno para­bo­li­ca (dipen­de dal­le cor­ren­ti) ma in ogni caso più cor­ta, in linea d’a­ria, di quel­la che potrem­mo imma­gi­na­re osser­van­do la sola cor­ren­te superficiale.
Uno dei pochi dati a dispo­si­zio­ne è la velo­ci­tà di affon­da­men­to di un bigat­ti­no in acqua fer­ma. La velo­ci­tà dipen­de dal tipo di bigat­ti­no (vec­chio, fre­sco o sgras­sa­to) e varia da 8 a 10 secondi/piede (30 cm). Sono misu­ra­zio­ni fat­te da nume­ro­si pesca­to­ri e pub­bli­ca­te onli­ne su diver­si siti e forum (un arti­co­lo mol­to inte­res­san­te è The Fall of the Mag­got su matchangler.com). Ne vie­ne quin­di una velo­ci­tà media di 1 metro ogni 30 secon­di (ran­ge 25–35 cir­ca) e ciò signi­fi­ca che in linea teo­ri­ca un bigat­ti­no, in assen­za di cor­ren­te, su un fon­da­le di tre metri impie­ga più o meno un minu­to e mez­zo a toc­ca­re il fon­do. La doman­da è dun­que quan­to a val­le si spin­ge se oltre alla for­za di gra­vi­tà è sot­to­po­sto per tut­to quel tem­po alla spin­ta del­la cor­ren­te che peral­tro è varia­bi­le, sen­za con­ta­re una cer­ta quo­ta di “ruz­zo­la­men­to” sul fon­do (dove c’è sem­pre una cer­ta turbolenza).
Di cer­to se peschia­mo in pros­si­mi­tà del fon­do dovre­mo lan­cia­re tan­to più a mon­te del pun­to di trat­te­nu­ta quan­to più la cor­ren­te è for­te e quan­to mag­gio­re è la pro­fon­di­tà.

Misu­ra appros­si­ma­ti­va del­la cor­ren­te super­fi­cia­le (sul pia­no frontale).

Pasturazione in trattenuta bloccata

Un meto­do mol­to velo­ce (ben­ché asso­lu­ta­men­te poco pre­ci­so) per sti­ma­re la cor­ren­te super­fi­cia­le è osser­va­re che distan­za per­cor­re il gal­leg­gian­te non sovra­ta­ra­to in 30 secon­di (distan­za di pas­sa­ta). Si può ipo­tiz­za­re, con lar­ghis­si­ma appros­si­ma­zio­ne, che se la cor­ren­te fos­se costan­te (dal­la super­fi­cie al fon­do) e il bigat­ti­no affon­das­se per­fet­ta­men­te in dia­go­na­le, dal pun­to di ingres­so in acqua al fon­do per­cor­re­reb­be una distan­za (distan­za limi­te) pari alla distan­za di pas­sa­ta mol­ti­pli­ca­ta per la pro­fon­di­tà misu­ra­ta a son­da. Chia­ria­mo con il soli­to esem­pio: se in tren­ta secon­di il gal­leg­gian­te per­cor­re 3 metri di pas­sa­ta e la pro­fon­di­tà è di 3 metri, la distan­za limi­te è intor­no ai 9 metri.
Come det­to in pre­ce­den­za con­si­de­ria­mo però che il bigat­ti­no non affon­da in dia­go­na­le ma seguen­do una para­bo­la e che rispet­to al gal­leg­gian­te in trat­te­nu­ta la len­za è più distan­te (ricor­dia­mo­ci che è dispo­sta a 45 gra­di). Con­vie­ne dun­que sta­re più cor­ti e sot­trar­re per ragio­ni geo­me­tri­che quan­to­me­no una misu­ra in metri pari alla pro­fon­di­tà. Ne vie­ne che nel­le con­di­zio­ni del­l’e­sem­pio sopra dovrem­mo pastu­ra­re a cir­ca 6 metri dal gal­leg­gian­te (distan­za mas­si­ma di pastu­ra­zio­ne). Si trat­ta di sem­pli­ci osser­va­zio­ni che poi nel­la pra­ti­ca rea­le han­no sem­pre (e sot­to­li­neo “sem­pre”) biso­gno di aggiu­sta­men­ti per tut­ti i moti­vi che pote­te facil­men­te imma­gi­na­re tut­ta­via, anche a sem­pli­ce col­po d’oc­chio, ci dan­no un’ idea di dove più o meno dovrem­mo fion­da­re i bigattini.

Pasturazione in trattenuta bloccata

Ulti­ma con­si­de­ra­zio­ne da fare è che se pro­prio dob­bia­mo sba­glia­re pun­to di pastu­ra­zio­ne è meglio in difet­to che in ecces­so. La ragio­ne è che se pastu­ria­mo trop­po distan­te dal gal­leg­gian­te rischia­mo di tro­var­ci com­ple­ta­men­te fuo­ri pastu­ra (i bigat­ti­ni toc­ca­no il fon­do mol­to pri­ma del­la nostra len­za) men­tre se pastu­ria­mo trop­po vici­no sia­mo solo par­zial­men­te fuo­ri pastu­ra in quan­to i bigat­ti­ni toc­che­ran­no il fon­do più a val­le del­la len­za ma que­sta sarà comun­que in scia.

Azione di pesca

Pra­ti­ca­men­te gli aspet­ti essen­zia­li li abbia­mo già visti. Giun­ti sul­lo spot e pre­pa­ra­ta la posta­zio­ne la pri­ma cosa da fare è misu­ra­re la velo­ci­tà del flus­so super­fi­cia­le con una pas­sa­ta di 30 secon­di sul­la linea di pesca. Que­sto ci con­sen­te di ragio­na­re suc­ces­si­va­men­te sul pun­to di pastu­ra­zio­ne. Dopo­di­ché si trat­ta di  son­da­re la pro­fon­di­tà sul pri­mo pal­li­no uti­liz­zan­do una son­da di peso suf­fi­cien­te a pren­de­re la misu­ra in ver­ti­ca­le (se è trop­po leg­ge­ra il filo for­ma un ango­lo per via del­la cor­ren­te e la misu­ra è sba­glia­ta). Il gal­leg­gian­te andreb­be ora alza­to ulte­rior­men­te di una lun­ghez­za pari alla metà del­la pro­fon­di­tà misu­ra­ta (pro­fon­di­tà misu­ra­ta * 1.5) così che una vol­ta che la len­za si tro­va a 45° il pri­mo pal­li­no toc­ca o sfio­ra il fon­do (teo­ri­ca­men­te) men­tre il ter­mi­na­le vi si appoggia.
Il gal­leg­gian­te vie­ne ora sovra­ta­ra­to appli­can­do il cor­ret­to peso aggiun­ti­vo in lenza.

Due spi­go­le autun­na­li. In Arno il perio­do miglio­re per la trat­te­nu­ta va da metà otto­bre ai pri­mi di dicem­bre. Man mano che la tem­pe­ra­tu­ra nel trat­to di foce scen­de ed aumen­ta la quo­ta di acqua dol­ce i bran­zi­ni ten­do­no a spo­star­si ver­so il mare dove poi nei mesi più fred­di ini­zia la ripro­du­zio­ne. Nei mesi più cal­di inve­ce l’al­to nume­ro di pesci forag­gio come le albo­rel­le ren­de la pesca con il bigat­ti­no piut­to­sto improduttiva.

Spigole in trattenuta

Il lan­cio è di tipo under-arm ed il gal­leg­gian­te, una vol­ta in acqua, vie­ne trat­te­nu­to a cir­ca 1–1.5 metri dal­la vet­ta con l’an­ten­na che for­ma un ango­lo di 45° ver­so mon­te. Di soli­to io inne­sco uno o mas­si­mo due bigat­ti­ni su un amo del n.18 che è lega­to ad un ter­mi­na­le del­lo 0.12 in nylon. In Arno è costan­te una cer­ta tor­bi­di­tà e mol­to rara­men­te è neces­sa­rio spin­ger­si ver­so lo 0.10, inol­tre non è infre­quen­te alla­ma­re car­pe o chan­nel di gran­di dimen­sio­ni e lo 0.10 equi­va­le il più del­le vol­te ad un vero e pro­prio sui­ci­dio tec­ni­co. In altri spot lo 0.10 può esse­re inve­ce la misu­ra ideale.
Come descrit­to la pastu­ra­zio­ne a fion­da avvie­ne in un pun­to a mon­te e leg­ger­men­te più fuo­ri del­la linea di pesca. È bene far pre­va­le­re la fre­quen­za alla quan­ti­tà lan­cian­do pochi bigat­ti­ni ma in modo costan­te e con­ti­nuo così da crea­re una scia che scen­de ver­so il fon­do sen­za inter­ru­zio­ni. La distan­za di pastu­ra­zio­ne può esse­re discre­ta quin­di gene­ral­men­te si opta per fion­de strong. Por­ta­te­ne sem­pre una di riser­va o alme­no i ricam­bi (ela­sti­ci e fon­del­lo). Non si sa mai e in que­sta pesca tro­var­si sen­za fion­da è un vero e pro­prio disastro.

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4 commenti su “Spigole a bolognese in trattenuta bloccata”

  1. L’ar­ti­co­lo più com­ple­to ed esau­sti­vo che esi­sta sul­l’ar­go­men­to. Scri­vo da Fiu­mi­ci­no, dove que­sta tec­ni­ca è un coman­da­men­to nel­la pesca in cana­le. Com­pli­men­ti davvero.

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    • Gra­zie Mar­co, mi fa mol­to pia­ce­re. Fiu­mi­ci­no è la patria di que­sta tec­ni­ca e i tuoi com­pli­men­ti sono vera­men­te il mas­si­mo cui potes­si ambi­re! A pre­sto e per­do­na il ritar­do nel­la rispo­sta. Sta­vo chiu­den­do la rivi­sta digi­ta­le e il blog è sta­to un po’ trascurato.

      Fran­co

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  2. Sal­ve e gra­zie per que­sti inte­res­san­ti arti­co­li. Una doman­da anzi, for­se due : in un ambien­te come la foce con cor­ren­ti così diver­se tra sot­to dove cor­re acqua di mare e sopra dove cor­re acqua dol­ce vie­ne appun­to da pen­sa­re che l’unica tec­ni­ca effi­ca­ce sia quel­la con una lun­ga can­na bolo­gne­se ope­ran­do una trat­te­nu­ta, que­sto per far cor­re­re l’esca davan­ti alla len­za , prin­ci­pio fon­da­men­ta­le del­la pesca in pas­sa­ta. Per­ché allo­ra si par­la dell’efficacia anche del­la pesca con l’inglese in foce ( in un altro arti­co­lo) quan­do non poten­do ope­ra­re la trat­te­nu­ta la len­za non potrà dispor­si cor­ret­ta­men­te negli stra­ti di acqua sot­to­stan­ti? For­se un pal­let­to­ne pesan­te potreb­be annul­la­re l’effetto del pri­mo stra­to di acqua dol­ce che pre­me in modo diver­so da quel­lo sot­to di acqua salata ?
    In una situa­zio­ne così com­ples­sa di cor­ren­ti, la pesca a fee­der ( se il fon­da­le lo permette)non potreb­be esse­re quel­la più indi­ca­ta, por­tan­do la pastu­ra subi­to nel­lo stra­to di acqua sala­ta e facen­do lavo­ra­re il fina­le in corrente ?
    Gra­zie ancora
    Andrea

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    • Ciao Andrea, gra­zie per il com­men­to cui cer­che­rò di rispon­de­re più bre­ve­men­te pos­si­bi­le ma le con­si­de­ra­zio­ni da fare sono tante.
      Le cor­ren­ti sono diver­se tra sot­to e sopra ma le dif­fe­ren­ze sono varia­bi­li a secon­da del­la fase di marea, del­la fase luna­re, del­la por­ta­ta del fiu­me, del ven­to (sia sul­lo spot che in foce vera e pro­pria), del­la pres­sio­ne e del­le con­di­zio­ni del mare (marea meteo­ro­lo­gi­ca). Ci sono momen­ti in cui, per­so­nal­men­te, rie­sco a gesti­re la pas­sa­ta meglio con il wag­gler (la trat­te­nu­ta è solo di controllo/invito) ed altri che richie­do­no i clas­si­ci gal­leg­gian­ti top and bot­tom (stick o bolo) per una trat­te­nu­ta più pro­nun­cia­ta. Dipen­de poi, oltre che dal­le con­di­zio­ni, anche dal tipo di pesce che si inten­de insi­dia­re e da dove que­sto si col­lo­ca lun­go la colon­na d’acqua.
      Fac­cio un esem­pio. È pri­ma­ve­ra, la por­ta­ta del fiu­me è bas­sa e l’ac­qua scor­re mol­to len­ta­men­te. Le spi­go­le man­gia­no più o meno a mez­z’ac­qua e ad una cer­ta distan­za dal­la riva (dicia­mo 15–20 metri). L’ap­proc­cio con la bolo­gne­se è dif­fi­col­to­so, tal­vol­ta impro­po­ni­bi­le, per una serie di moti­vi men­tre con il wag­gler puoi rag­giun­ge­re la distan­za volu­ta (di fion­da ovvia­men­te e non oltre) e rea­liz­za­re un setup, una distri­bu­zio­ne del­la piom­ba­tu­ra, che si adat­ti alla cor­ren­te in modo che l’e­sca non segua il gal­leg­gian­te. A quel pun­to effet­tui la pas­sa­ta pro­du­cen­do di tan­to in tan­to qual­che pic­co­lo invi­to. L’in­vi­to con il wag­gler deter­mi­na un affon­da­men­to del gal­leg­gian­te ed ha lo stes­so effet­to del­la trat­te­nu­ta, facen­do spo­sta­re in avan­ti il ter­mi­na­le con l’e­sca. Qui si trat­ta di “con­ta­re”: se dopo l’in­vi­to il wag­gler non rie­mer­ge subi­to con­vie­ne fer­ra­re delicatamente.
      Quan­to alla pesca a fee­der, si trat­ta di una disci­pli­na che non va bene per tut­ti i pesci. Sem­pre con­si­de­ran­do la spi­go­la è soli­ta­men­te più indi­ca­ta la pesca al col­po rispet­to a quel­la a fon­do. Ciò non signi­fi­ca che a fee­der non si pos­sa­no cat­tu­ra­re bran­zi­ni ma solo che (alme­no per quel­la che è la mia espe­rien­za) fin­tan­to che si può pesca­re con il gal­leg­gian­te è preferibile.
      mi pro­met­to però di pren­de­re spun­to dal tuo com­men­to per chia­ri­re alcu­ne cose qui sul blog nei pros­si­mi articoli.
      Gra­zie ancora!

      Fran­co

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