Ormai abbiamo imparato a conoscere i vari galleggianti e le diverse caratteristiche di quelli da bolognese ed inglese. Qualora così non fosse, per evitare ripetizioni consiglio prima una lettura dei due articoli dedicati: I galleggianti da bolognese e Lo stile inglese: introduzione alla pesca all’inglese.
Possiamo così concentrarci sull’oggetto, il tema principale di questo articolo, che è l’utilizzo dei galleggianti da bolognese, montati “bottom only” nella pesca all’inglese. Come in ogni altra tecnica e approccio vi sono pro e contro. Esistono cioè condizioni ottimali per le quali quella tecnica e quell’approccio manifesta tutti i suoi vantaggi e le condizioni sbagliate in cui sono naturalmente i “contro” a prevalere. Attenzione dunque ai criteri applicabilità.
Le condizioni di base
In primo luogo sono le condizioni che ci portano a scegliere l’approccio all’inglese rispetto alla classica pesca a bolognese. Il vento laterale è sicuramente una tra le principali. Le canne inglesi sono più corte e per struttura risentono meno del vento sia in pesca che durante il lancio. Le montature poi consentono di affondare il filo e di evitare la pancia che questo forma quando rimane in superficie. Lo spot ideale è una riva sufficientemente bassa, tale che — in relazione alla lunghezza della canna utilizzata — si possa appunto affondare il filo ed evitare che questo risulti troppo fuori dall’acqua durante l’azione di pesca.
Detto questo, ottime condizioni sono anche l’assenza di vento ma è chiaro che in questo caso la scelta di pescare all’inglese rispetto che a bolognese rappresenta una preferenza personale del pescatore.
Waggler e galleggiante da bolognese
Le differenze su cui ci concentreremo riguardano i due galleggianti montati allo stesso modo, altrimenti paragonarli non avrebbe alcun senso. Quando il galleggiante è montato “bottom only” (derivato, per intenderci) tra lenza madre e terminale di stabilisce una “linea diretta” con diversi vantaggi che riguardano la lanciabilità, la possibilità di affondare il filo sotto il pelo dell’acqua e la gestione del pesce durante la cattura. Questo vale per entrambi. Le differenze riguardano sostanzialmente la forma.

Che siano con bulbo (bodied) o senza bulbo gli waggler sono galleggianti dritti (genericamente definiti “straight”) il cui corpo è tubolare e uniforme. I galleggianti da bolognese sono totalmente diversi con una deriva ed un corpo di forma variabile. Qui abbiamo scelto un galleggiante da bolognese con corpo “rugby ball” che — come saprete o avete letto nell’articolo dedicato — è una sorta di “all round” in grado di garantire un compromesso molto buono tra sensibilità e stabilità al moto ondoso. L’uso di una galleggiante del genere, montato derivato, è appunto quella di rendere più agevole la pesca all’inglese in presenza di un moto ondoso superficiale.
Montare il galleggiante da bolognese come derivato
Essenzialmente serve solo un attacco in silicone che, applicato all’apice della deriva, consenta al galleggiante da bolognese di essere montato in lenza come “bottom only” (derivato). Questi attacchi sono in vendita, in varie misure, o li possiamo costruire utilizzando i tubetti in silicone e delle microgirelle. In ogni caso la loro funzione è chiara.

Nella foto sopra si vede anche una spiralina di filo di piombo. Questa è opzionale e può essere applicata in deriva (sopra l’attacco in silicone) per piombarla, esattamente come in un waggler piombato. Essendo tutto removibile, si possono realizzare spiraline di peso diverso e quindi il galleggiante è analogo ad un waggler regolabile.
La scelta della spiralina dipende dalle preferenze. Tutta la piombatura passiva può essere inserita con i pallini subito sotto l’attacco, come se utilizzassimo un waggler non piombato; in alternativa con la spiralina è come se si trattasse di un waggler piombato regolabile e di conseguenza andiamo a ridurre il peso in pallini alla base. La mia personale impressione è che la spiralina migliori la stabilità durante il lancio quindi consiglio di prepararne diverse e di tenerle da parte. Il galleggiante si può sempre sganciare e le spiraline si possono applicare anche in un secondo momento.
Alcuni consigli
La deriva di un galleggiante da bolognese ha uno spessore molto inferioriore rispetto al corpo tubolare di un waggler. Scegliamo dunque galleggianti con deriva in fibra di vetro o carbonio di buon diametro. Da evitare assolutamente quelli con deriva troppo sottile o addirittura in acciaio.
In alcuni casi, a seconda del galleggiante, la deriva si può accorciare. Ricordiamo tuttavia che la lunghezza della deriva, oltre a contribuire alla stabilità, determina di quanto si può affondare il filo sotto la superficie dell’acqua. In ultimo, anche se è superfluo sottolinearlo, il galleggiante da bolognese così montato è facilmente sostituibile: portiamo con noi qualche modello in più, diverso per forma e portata.
Le montature
Per questo approccio non vi sono particolari montature e valgono le stesse considerazioni fatte per il waggler classico. Partiamo da un concetto a me molto caro: la semplicità paga sempre. Piombatura passiva alla base del galleggiante e una piombatura attiva inizialmente raccolta in un bulk ed un singolo dropper sono la base per la pesca in prossimità del fondo.

Da qui partono poi le variazioni che possono rispondere maggiormente alle singole necessità (non esistono montature intoccabili, lo sappiamo tutti). Si può decidere di aprire il bulk, distanziando i pallini per ottenere un basso lenza più morbido, come si può decidere di togliere peso alla piombatura passiva e trasferirlo verso quella attiva, e via dicendo. Alla domanda — quasi inevitabile — sulla lunghezza del terminale la risposta non può essere che la solita: dipende. Salvo casi particolari io non amo particolarmente i terminali molto lunghi e tendo a partire piuttosto corto. I terminali corti sono più responsivi e si controllano meglio.

Un errore comune che si fa è considerare che la “naturalezza” di una presentazione sia attribuibile principalmente all lunghezza del terminale. In realtà è la lenza nel suo complesso e in molte circostanze un terminale troppo lungo è inutile, presentando peraltro aspetti negativi come un ritardo nella registrazione delle mangiate e allamate profonde, che pregiudicano il rilascio delle prede più piccole. Allungare (ricordandosi tuttavia di stendere bene la lenza) è l’opzione che si può valutare quando per varie ragioni riteniamo che il terminale corto non sia adatto. Sicuramente se la lenza è stata variata per sfruttare maggiormente la calata, così da evitare che l’esca risulti troppo impiccata.
