Guida alla pesca a Method e Pellet feeder: attrezzatura, montature e consigli

Arti­co­lo aggior­na­to il 20 Otto­bre 2025
Tem­po di let­tu­ra: 11 minu­ti

Method e Pel­let fee­der sono due tec­ni­che abba­stan­za par­ti­co­la­ri nel­l’am­bi­to del lege­ring tan­to da assu­me­re carat­te­re di disci­pli­na a sé stan­te. Con­di­vi­do­no ovvia­men­te mol­ti pun­ti in comu­ne con il fee­der clas­si­co ma per altri aspet­ti sono discre­ta­men­te spe­cia­li­sti­che. In que­sto arti­co­lo cer­che­re­mo di for­ni­re una pano­ra­mi­ca gene­ra­le per poi poter entra­re mag­gior­men­te nel­lo spe­ci­fi­co sen­za dover, ogni vol­ta, ripe­te­re i con­cet­ti di base.

Le canne da method e pellet feeder

Le can­ne da dedi­ca­re al method e al pel­let fee­der sono can­ne da lege­ring ad azio­ne piut­to­sto mor­bi­da ed il moti­vo risie­de nel­le carat­te­ri­sti­che di lan­cio e nel tipo di mon­ta­tu­ra, che pre­ve­de un ter­mi­na­le mol­to cor­to e di con­se­guen­za poco ela­sti­co. Una can­na trop­po rigi­da non riu­sci­reb­be ad ammor­tiz­za­re a suf­fi­cien­za la ten­sio­ne duran­te le par­ten­ze, in gene­re vio­len­te, e il com­bat­ti­men­to con il pesce di taglia che, con­cen­tran­do­si a livel­lo del ter­mi­na­le, ne deter­mi­ne­reb­be facil­men­te la rot­tu­ra.
Se da una par­te l’u­so di pastu­ra­to­ri ela­sti­ca­ted (con set­to­re ela­sti­co) con­sen­te di usa­re un ran­ge più ampio di can­ne, come di dia­me­tri di filo, dal­l’al­tra un per­fet­to equi­li­brio del­le attrez­za­tu­re è sem­pre da pre­fe­ri­re.
La par­ti­co­la­re azio­ne faci­li­ta anche il lan­cio visto che que­sti pastu­ra­to­ri sono mol­to aper­ti (in par­ti­co­la­re i method flat­bed) evi­tan­do strap­pi trop­po bru­schi che potreb­be­ro com­pro­met­te­re sin da subi­to la tenu­ta del­la pastu­ra sul sup­por­to.
Per quan­to con­cer­ne la lun­ghez­za del­la can­na, que­sta dipen­de dal­la distan­za di lan­cio tut­ta­via si può defi­ni­re un inter­val­lo clas­si­co che va dai 10 ai 12 pie­di. Le 13 pie­di sono can­ne costrui­te per il fee­der medio-pesan­te e per il long ran­ge ed han­no dun­que carat­te­ri­sti­che diver­se da quel­le richie­ste per il method e il pel­let fee­der. Come sem­pre vi sono del­le ecce­zio­ni ma è fon­da­men­ta­le foca­liz­zar­ci sul­la tec­ni­ca clas­si­ca piut­to­sto che pren­de­re in con­si­de­ra­zio­ne da subi­to i casi par­ti­co­la­ri. Rias­su­men­do:

  • Azio­ne: mor­bi­da, para­bo­li­ca o pro­gres­si­vo-para­bo­li­ca
  • Lun­ghez­za: da 10 a 12 pie­di
  • Casting:  da max 40 a max 70 gr
  • Qui­ver: da 0.75 a‑2 oz
Canna Method feeder

Le can­ne idea­li sono quel­le che in gene­re dedi­chia­mo al fee­der leg­ge­ro e medio-leg­ge­ro in quan­to han­no tut­te le carat­te­ri­sti­che richie­ste. 

I mulinelli da method e pellet feeder

La taglia da abbi­na­re pre­ve­de il giu­sto equi­li­bro con la can­na e dun­que par­lia­mo di 3000 o 4000. Al di là del­le pre­fe­ren­ze è sem­pre bene, a mio avvi­so, che si trat­ti di muli­nel­li a fri­zio­ne ante­rio­re e con anti­ri­tor­no. Sono i muli­nel­li più indi­ca­ti in quan­to con­sen­to­no di rispon­de­re a tut­te e neces­si­tà del fee­de­ri­sta.
Il filo da cari­ca­re in bobi­na dipen­de dal­l’ap­proc­cio che inten­dia­mo met­te­re in cam­po e dal­l’at­trez­za­tu­ra che abbia­mo scel­to cer­can­do di man­te­ne­re, anche in que­sto caso, il miglior equi­li­brio. Più o meno la scel­ta cade sui mono affon­dan­ti da 8–10 lb, che per sem­pli­fi­ca­re mol­to cor­ri­spon­do­no cir­ca al dia­me­tro 0.20–0.22 mm (il rap­por­to tra cari­co di rot­tu­ra e dia­me­tro varia in base alla qua­li­tà del filo). Chi cer­ca la mas­si­ma sen­si­bi­li­tà su distan­ze medio-lun­ghe pre­fe­ri­sce affi­dar­si ai trec­cia­ti da 0.08 a 0.12 mm, che richie­do­no tut­ta­via uno shock lea­der di appro­pria­ta lun­ghez­za.

  • Taglia: 3000–4000
  • Anti­ri­tor­no: sì
  • Filo in bobi­na: mono 8–10 lb oppu­re braid 0.08–0.12 mm
Mulinelli da feeder

A sini­stra un muli­nel­lo cari­ca­to con mono affon­dan­te, a destra muli­nel­lo cari­ca­to con il trec­cia­to ed uno shock lea­der in mono.

Link spon­so­riz­za­ti

Caratteristiche dei pasturatori

Negli anni lo svi­lup­po dei pastu­ra­to­ri ha visto nasce­re model­li sem­pre più par­ti­co­la­ri e spe­ci­fi­ci ma in linea di mas­si­ma si può dire che i method fee­der sia­no pastu­ra­to­ri com­ple­ta­men­te aper­ti su cui la pastu­ra vie­ne com­pres­sa a stam­po men­tre i pel­let fee­der sono pastu­ra­to­ri chiu­si (varia­bil­men­te) al polo supe­rio­re. La dif­fe­ren­za fun­zio­na­le (che cor­ri­spon­de a quel­la strut­tu­ra­le) sta nel fat­to che nei pel­let fee­der la pastu­ra è più pro­tet­ta e che la sua libe­ra­zio­ne avvie­ne in una sola dire­zio­ne. Nei method fee­der, al con­tra­rio, la pastu­ra è meno pro­tet­ta e la sua libe­ra­zio­ne avvie­ne tut­to intor­no al pastu­ra­to­re.

Foto dei pasturatori

A sini­stra un method fee­der a destra un pel­let fee­der. 

Come dice­vo, in entram­be le due cate­go­rie prin­ci­pa­li vi sono poi pastu­ra­to­ri di diver­sa for­ma tan­to che si pos­so­no iden­ti­fi­ca­re varian­ti qua­si inter­me­die. Affron­ta­re ades­so que­sto aspet­to com­pli­che­reb­be il discor­so quin­di rima­nia­mo sul­le dif­fe­ren­ze di base.
La doman­da più fre­quen­te è allo stes­so tem­po la più ovvia: sono meglio i method o i pel­let fee­der? Dicia­mo che i pel­let fee­der sono un’e­vo­lu­zio­ne dei method fee­der, tut­ta­via que­sta con­si­de­ra­zio­ne non deve por­ta­re a pen­sa­re che i method sia­no supe­ra­ti: sono pastu­ra­to­ri che nasco­no per la pesca in acque com­mer­cia­li e che quan­do uti­liz­za­ti in acque natu­ra­li (mare com­pre­so) man­ten­go­no una loro spe­ci­fi­ci­tà e le loro con­di­zio­ni otti­ma­li. Quin­di la rispo­sta è dipen­de dal tipo di approc­cio che inten­dia­mo met­te­re in cam­po.

Per com­pren­de­re meglio le dif­fe­ren­ze osser­via­mo i due tipi di pastu­ra­to­re, entram­bi cari­ca­ti con micro­pel­le­ts da 2 mm.

Foto di un method feeder caricato con micropellets

Method fee­der cari­ca­to con micro­pel­le­ts da 2 mm. Lo stam­po (sul­la destra) con­sen­te di far ade­ri­re la pastu­ra al fee­der con for­ma e com­pres­sio­ne uni­for­mi.

Sul method la pastu­ra vie­ne com­pres­sa a stam­po, ciò signi­fi­ca che una vol­ta in acqua, man mano che la pastu­ra si distac­ca dal pastu­ra­to­re, si distri­bui­sce tut­ta intor­no. Può esse­re dun­que attac­ca­ta dai pesci in qual­sia­si dire­zio­ne, con l’e­sca che ver­rà a tro­var­si nel­le sue imme­dia­te vici­nan­ze.

Foto di un pellet feeder caricato con micropellets

Pel­let fee­der cari­ca­to con micro­pel­le­ts da 2 mm. 

Nel pel­let fee­der la pastu­ra vie­ne inse­ri­ta all’in­ter­no ed il pastu­ra­to­re può esse­re cari­ca­to con una mano sola. Oltre alla velo­ci­tà di cari­ca­men­to (di inte­res­se pre­va­len­te del set­to­re ago­ni­sti­co) la pastu­ra risul­ta più pro­tet­ta e ciò ren­de il pel­let fee­der la pri­ma scel­ta quan­do di deb­ba­no affron­ta­re acque più pro­fon­de. La sua strut­tu­ra semi­chiu­sa infat­ti limi­ta la disper­sio­ne del­la pastu­ra duran­te la disce­sa ver­so il fon­do. La libe­ra­zio­ne del­la pastu­ra inol­tre avvie­ne da un solo polo e quin­di in una sola dire­zio­ne, la stes­sa in cui si tro­ve­rà anche l’e­sca.

Le pasture

Alle pastu­re uti­liz­za­bi­li con­vie­ne dedi­ca­re un para­gra­fo a par­te. Se da una par­te entram­bi pos­so­no esse­re cari­ca­ti inte­ra­men­te con sfa­ri­na­ti (ground­bai­ts) e/o micro­pel­le­ts, per i method fee­der la limi­ta­zio­ne è che la pastu­ra deve poter­si stam­pa­re sul sup­por­to. Ciò signi­fi­ca che se nel pastu­ra­to­re desi­de­ria­mo cari­ca­re ele­men­ti non stampabili/comprimibili per­fet­ta­men­te (bigat­ti­ni mor­ti, bigat­ti­ni incol­la­ti, mais, ecc.) dob­bia­mo per for­za orien­tar­ci ver­so il pel­let fee­der. Di pel­let fee­der infat­ti esi­sto­no ver­sio­ni appo­sti­ta­men­te stu­dia­te per que­sto: i mag­got-pel­let fee­der.

Foto di un maggot pellet feeder

La clas­si­ca strut­tu­ra di un mag­got-pel­let fee­der: capien­te, pro­tet­to ma dota­to di nume­ro­si fori per l’i­dra­ta­zio­ne del con­te­nu­to.

Rias­su­men­do quan­to det­to fino ad ora pos­sia­mo far­ci un’i­dea gene­ra­le degli ambi­ti di uti­liz­zo:

  • Method fee­der: pesca in acque fer­me e di poca pro­fon­di­tà con pastu­re rap­pre­sen­ta­te da sfa­ri­na­ti e/o micro­pel­le­ts, facil­men­te com­pri­mi­bi­li sul sup­por­to.
  • Pel­let Fee­der: pesca in acque fer­me o a cor­ren­te debo­le, di mag­gior pro­fon­di­tà, con pastu­re rap­pre­sen­ta­te da sfa­ri­na­ti e/o micro­pel­le­ts oppu­re altri ele­men­ti non facil­men­te com­pri­mi­bi­li come bigat­ti­ni mor­ti, bigat­ti­ni incol­la­ti, pel­le­ts di mag­gior dia­me­tro, ecc. even­tual­men­te “bloc­ca­ti” da un tap­po di pastu­ra super­fi­cia­le.
Link spon­so­riz­za­ti

Le montature

Nono­stan­te le dif­fe­ren­ze le mon­ta­tu­re sono mol­to simi­li, per non dire sostan­zial­men­te iden­ti­che. Entram­be con­si­sto­no in un pastu­ra­to­re mon­ta­to in linea cui fa segui­to un ter­mi­na­le mol­to cor­to (in media 8–10 cm). L’e­sca ver­rà com­pres­sa sul­la super­fi­cie del method fee­der o al polo infe­rio­re del pel­let fee­der. In entram­bi gli approc­ci la tec­ni­ca pre­ve­de di pre­sen­ta­re l’e­sca in stret­to rap­por­to con il pastu­ra­to­re e, ovvia­men­te, con la pastu­ra che da que­sto vie­ne rila­scia­ta.

Foto della montatura con method o pellet feeder

La clas­si­ca mon­ta­tu­ra in linea di un pel­let fee­der. 

Det­to que­sto, e sem­pre in entram­bi i casi, va con­si­de­ra­to se la mon­ta­tu­ra deve esse­re auto­fer­ran­te o meno. I pastu­ra­to­ri pos­so­no infat­ti esse­re mon­ta­ti in diver­si modi, con attacchi/girelle che si inca­stra­no nel sup­por­to (pastu­ra­to­re fis­so) oppu­re tra­mi­te attac­chi che ne per­met­ta­no lo scor­ri­men­to in len­za (pastu­ra­to­re scor­re­vo­le). In real­tà l’ef­fet­to auto­fer­ran­te dipen­de anche dal peso del pastu­ra­to­re, non solo dal fat­to che sia mon­ta­to fis­so. Dato che in gene­re uso pastu­ra­to­ri abba­stan­za leg­ge­ri e non amo l’i­dea che nel caso di una rot­tu­ra del­la len­za il pesce non rie­sca a libe­rar­si del pastu­ra­to­re, opto per lo scor­re­vo­le. A voi comun­que la scel­ta.

Caricamento del Method feeder

Abbia­mo det­to che Method e Pel­let fee­der con­di­vi­do­no pres­so­ché la stes­sa mon­ta­tu­ra con la dif­fe­ren­za nel tipo di pastu­ra­to­re uti­liz­za­to.

Fotografia montatura Method Feeder

Mon­ta­tu­ra in linea di un Method fee­der. 

Il cari­ca­men­to del method avvie­ne posi­zio­nan­do l’a­mo inne­sca­to nel­lo stam­po (1), riem­pen­do poi lo stam­po con la pastu­ra (2) e pre­men­do il pastu­ra­to­re sul­lo stam­po (3) al fine di com­pat­ta­re la pastu­ra sul sup­por­to. In que­sto modo l’e­sca vie­ne a tro­var­si sul­la som­mi­tà del­la pastu­ra com­pres­sa (4). Di soli­to ciò è suf­fi­cien­te, tut­ta­via in caso di pesca ad una cer­ta distan­za o pro­fon­di­tà si può opta­re per l’ag­giun­ta di ulte­rio­re pastu­ra “di pro­te­zio­ne” e dop­pia com­pres­sio­ne (5 e 6). In que­sto modo si appli­ca un secon­do stra­to che appun­to pro­teg­ge l’e­sca e la pastu­ra sot­to­stan­te.

Fotografia caricamento Method Feeder
Fotografia caricamento Method Feeder 2
Fotografia caricamento Method Feeder 3
Fotografia caricamento Method Feeder 4
Fotografia caricamento Method Feeder 5
Fotografia caricamento Method Feeder 6

Caricamento del Pellet feeder

Per il Pel­let fee­der le ope­ra­zio­ni di cari­ca­men­to sono più sem­pli­ci e non neces­si­ta­no di stam­pi, tan­to da poter ope­ra­re velo­ce­men­te con una sola mano.

Fotografia montatura Pellet Feeder

Mon­ta­tu­ra in linea di un Pel­let fee­der. 

Si trat­ta infat­ti di riem­pi­re il fon­do del pastu­ra­to­re con una quan­ti­tà di micro­pel­le­ts, posi­zio­na­re l’e­sca sul­la super­fi­cie (1) ed infi­ne rico­prir­la con un altra pic­co­la quan­ti­tà di pastu­ra di tenu­ta e pro­te­zio­ne (2). Il livel­lo di com­pres­sio­ne del­la pastu­ra è varia­bi­le ma occor­re fare atten­zio­ne a non com­pri­me­re trop­po, giu­sto quan­to basta a supe­ra­re lo stress del lan­cio, del­l’im­pat­to con l’ac­qua e del­la disce­sa del pastu­ra­to­re.

Fotografia caricamento Pellet Feeder
Fotografia caricamento Pellet Feeder 2

Azione di pesca

Method e pel­let non dif­fe­ri­sco­no mol­to dagli altri approc­ci a fee­der e val­go­no le rego­le gene­ra­li che vedo­no nel­la pre­ci­sio­ne e nel­la fre­quen­za di lan­cio le armi miglio­ri in nostro pos­ses­so per otte­ne­re il mas­si­mo da ogni ses­sio­ne. In pra­ti­ca: pesca­re sem­pre nel­la stes­sa area lan­cian­do spes­so e a fre­quen­za costan­te.
Gli spe­cia­li­sti del­la tec­ni­ca, che han­no con loro sem­pre più di una can­na, tal­vol­ta usa­no dei cage fee­der (pastu­ra­to­ri a gab­bia) per rea­liz­za­re un pri­mo fon­do di pastu­ra tut­ta­via, se non abbia­mo neces­si­tà di acce­le­ra­re la ripo­sta, pos­sia­mo tran­quil­la­men­te atten­de­re che il fon­do si for­mi da solo. Un con­si­glio sem­mai è quel­lo di aumen­ta­re la fre­quen­za dei lan­ci nel pri­mo quar­to d’o­ra (es. un lan­cio ogni 2–3 minu­ti), maga­ri com­pat­tan­do un po’ meno la pastu­ra così che si libe­ri più velo­ce­men­te. A ses­sio­ne avvia­ta il tem­po di per­ma­nen­za del fee­der in acqua si sti­ma di soli­to in 5 minu­ti e nel­la mag­gior par­te dei casi vale la rego­la che se non si vedo­no man­gia­te nei pri­mi 5 minu­ti con­vie­ne recu­pe­ra­re e rilan­cia­re.

Fotografia di una canna da feeder sul supporto

Nel­la pesca a method e pel­let fee­der la posi­zio­ne più cor­ret­ta del­la can­na è su un sup­por­to, con la vet­ta bas­sa e la len­za che for­ma un ango­lo di cir­ca 90°. Que­sto posi­zio­na­men­to con­sen­te di leg­ge­re al meglio i movi­men­ti del qui­ver (vet­ti­no) e di rea­gi­re pron­ta­men­te.

Se il setup è cor­ret­to e la len­za in per­fet­to equi­li­brio con la can­na, il pesce si lavo­ra con tran­quil­li­tà e il ter­mi­na­le non ne risen­te anche se mol­to cor­to e poco ela­sti­co. Le rot­tu­re sono in gene­re segno di un equi­li­brio pre­ca­rio se non addi­rit­tu­ra di un evi­den­te sbi­lan­cia­men­to tra can­na e mono­fi­li uti­liz­za­ti. I pastu­ra­to­ri ela­sti­ciz­za­ti (con set­to­re ela­sti­co in feeder/power gum) rap­pre­sen­ta­no una scel­ta ben pre­ci­sa e non andreb­be­ro usa­ti per bilan­cia­re accop­pia­men­ti erra­ti quan­to piut­to­sto per rispon­de­re a neces­si­tà (es. uti­liz­zo di dia­me­tri sot­ti­li per via di ami di pic­co­le dimen­sio­ni).

Mehtod e Pellet feeder in mare

L’ar­go­men­to meri­ta un arti­co­lo a par­te e dun­que ci limi­tia­mo qui solo ad alcu­ne indi­ca­zio­ni di base. La due tec­ni­che sono mol­to effi­ca­ci a pat­to chia­ra­men­te di appli­car­le negli spot giu­sti e nel­le con­di­zio­ni otti­ma­li. Per la natu­ra dei pastu­ra­to­ri e la par­ti­co­la­re mon­ta­tu­ra method e pel­let fee­der sono approc­ci da acque cal­me e non trop­po pro­fon­de. Inol­tre il fon­da­le deve esse­re abba­stan­za puli­to così che esca e pastu­ra non fini­sca­no per risul­ta­re nasco­ste. La distan­za inve­ce non è un pro­ble­ma se abbia­mo una buo­na tec­ni­ca di lan­cio e sia­mo in gra­do di atte­nua­re l’im­pat­to del fee­der con l’ac­qua.

Occhiata a Pellet feeder
Sarago a pellet feeder
Cefali a method feeder

Tre clas­si­che pre­de da method e pel­let fee­der in mare: occhia­te, sara­ghi e cefa­li.

Un pic­co­lo sche­ma, ben­ché mol­to sem­pli­fi­ca­to e ridut­ti­vo, può esse­re di aiu­to a chi si affac­cia per la pri­ma vol­ta a que­ste due tec­ni­che:

  • Method fee­der: un buon pun­to di par­ten­za è l’u­ti­liz­zo di pastu­ra fon­do mare e/o cefa­lo bian­ca, da sole o in mix al 50%. A que­ste pastu­re si pos­sa­no abbi­na­re diver­se esche che van­no dal clas­si­co bigat­ti­no, allo sto­ri­co cubet­to di for­mag­gio (vec­chia scuo­la ma sem­pre effi­ca­ce) fino ai pel­le­ts da inne­sco al pesce. Lo spet­tro del­le esche è così ampio da non poter­le men­zio­na­re tut­te ma l’im­por­tan­te è che la misu­ra del­l’in­ne­sco sia pro­por­zio­na­ta (indi­ca­ti­va­men­te non supe­rio­re agli 8 mm), così da poter­la inse­ri­re nel­lo stam­po di pastu­ra sen­za com­pro­met­ter­ne l’in­te­gri­tà e la tenu­ta duran­te il lan­cio.
  • Pel­let fee­der: nei pel­let fee­der come pastu­ra io pre­fe­ri­sco usa­re i micro­pel­le­ts da 2 e 3 mm al pesce oppu­re i bigat­ti­ni incol­la­ti. Even­tual­men­te una pic­co­la quo­ta di pastu­ra clas­si­ca (sfa­ri­na­to) si può usa­re come tap­po. Le esche sono le stes­se viste pri­ma, con una pre­fe­ren­za per i bigat­ti­ni, spe­cie se sono pre­sen­ti anche come pastu­ra. I pel­le­ts da inne­sco fun­zio­na­no bene in mare, risul­tan­do più selet­ti­vi e rap­pre­sen­ta­no la scel­ta idea­le se vi sono trop­pi pesci distur­bo.

Mehtod e Pellet feeder in fiume e tratto di foce

Men­tre un lago è in un cer­to qual modo assi­mi­la­bi­le al mare, in fiu­me e nel trat­to di foce occor­re fare atten­zio­ne alla cor­ren­te. Trat­tan­do­si di due tec­ni­che da acqua fer­ma, le cui mon­ta­tu­re pre­sen­ta­no un ter­mi­na­le mol­to cor­to, un ecces­so di cor­ren­te rischia infat­ti di “spaz­za­re via la pastu­ra” e lascian­do l’e­sca iso­la­ta. La mia opi­nio­ne è dun­que quel­la di cer­ca­re zone e con­di­zio­ni in cui la cor­ren­te risul­ta mini­ma.

Upscaled with Gigapixel v1.0.0. 1012x674 => 4000x2664 (3.95257x) Model: Low Resolution V2, denoise: 0.46547420974218845, sharpen: 0.1802670189716816, decompression: 0.4480647813334465

La car­pa, una del­le pre­de più fre­quen­ti e inte­res­san­ti del method e pel­let fee­der in acqua dol­ce (fiu­me o alto trat­to di foce).

Que­ste zone a cor­ren­te mino­re sono fre­quen­te­men­te rap­pre­sen­ta­te dai mar­gi­ni e le con­di­zio­ni sono quel­le in cui la por­ta­ta del fiu­me è ridot­ta o, nel trat­to di foce, duran­te la fase di sali­ta del­la marea. Sem­pre volen­do for­ni­re uno sche­ma mol­to sem­pli­fi­ca­to:

  • Method fee­der: qui un buon pun­to di par­ten­za è l’u­ti­liz­zo di pastu­ra da acqua dol­ce fon­do fiu­me (al for­mag­gio) oppu­re una clas­si­ca dol­ce (gial­la) come anche una pastu­ra al pesce. Dipen­de dal­le spe­cie che si inten­do­no insi­dia­re e dal­le abi­tu­di­ni dei pesci. Le esche che si pos­sa­no abbi­na­re van­no dal­l’in­tra­mon­ta­bi­le chic­co di mais, al clas­si­co bigat­ti­no fino ai pel­le­ts di vario tipo, com­pre­si i nuo­vi dum­bell waf­ters che, sep­pur nati per la pesca in acque com­mer­cia­li, pre­sen­ta­no buo­na effi­ca­cia anche in quel­le natu­ra­li.
    A mio pare­re la scel­ta del giu­sto abbi­na­men­to è mol­to più com­ples­sa che in mare e richie­de una cono­scen­za del­lo spot e del­le carat­te­ri­sti­che dei pesci mol­to appro­fon­di­ta.
  • Pel­let fee­der: come in mare nei pel­let fee­der si pre­fe­ri­sce usa­re i micro­pel­le­ts da 2 e 3 mm oppu­re i bigat­ti­ni incol­la­ti. Ovvia­men­te il par­co di pastu­re uti­liz­za­bi­li è note­vo­le e non si ridu­ce alle due appe­na men­zio­na­te. Per le esche vale quan­to det­to a pro­po­si­to del method fee­der.
Cefalo pellet feeder foce

Nel trat­to di foce i cefa­li sono tra i pesci più respon­si­vi. L’e­sca miglio­re è rap­pre­sen­ta­ta dai dischi di pane da sand­wich (pun­ched bread), inne­sca­ti diret­ta­men­te sul­l’a­mo.

Channel pellet feeder foce

Il pesce gat­to ame­ri­ca­no (Chan­nel cat­fish) è onni­vo­ro ma pre­di­li­ge bigat­ti­ni e pel­le­ts alla fari­na di pesce.

Link spon­so­riz­za­ti

Vuoi lasciare un commento o confrontarti sull'argomento? Fallo sul nostro forum, uno spazio di confronto e approfondimento dove condividere esperienze, parlare di tecniche, montature, accessori e attrezzature per ogni disciplina.

👉 Vai al forum