Esistono spot che sembrano difficili da affrontare e giornate in cui il vento frontale rende la pasturazione a bigattini una sfida quasi impossibile. Penso soprattutto alle zone di basso fondale, dove i pesci stazionano a una certa distanza da riva e richiedono un approccio delicato e al tempo stesso improntato alla massima precisione. In questi scenari una delle tecniche più redditizie è probabilmente la pesca all’inglese con il feeder float (galleggiante pasturatore). In questo articolo affrontiamo il tema partendo dall’analisi del galleggiante, dalle sue caratteristiche, passando per le montature fino alla gestione della sessione di pesca.
Il feeder float
Il feeder float (galleggiante pasturatore) non è un’invenzione moderna. I primi modelli risalgono agli anni 80 benché non abbiano mai completamente preso piede nella pesca agonistica nonostante il grande lavoro promozionale dell’ex campione del mondo Dave Thomas (cit. Allan Haines “The complete book of float fishing”).

Photo Credits: Haines, Allan. Feeder float. The Complete Book of Float Fishing.
La sua funzione, rimasta ad oggi immutata, è piuttosto semplice: affrontare lunghe distanze e venti frontali garantendo una pasturazione sfusa precisa in acque ferme o molto lente e poco profonde. Infatti in caso di vento frontale e lunghe distanze, la normale pasturazione sfusa a fionda rappresenta una sfida tattica insuperabile, mentre con il galleggiante pasturatore riusciamo ad affrontare queste condizioni con una certa semplicità.
I galleggianti inglesi pasturatori moderni (Feeder waggler) sono leggermente diversi, includendo un vero e proprio feeder alla base. Se molti pescatori preferiscono la strada dell’autocostruzione, ritengo che i modelli commerciali siano da preferire, a patto comunque di apportare qualche piccola modifica.

Photo Credits: Elba Fishing Blog. Galleggiante pasturatore Stonfo modificato. Questo modello è preferibile per via del meccanismo di chiusura regolabile del feeder.
Tra le modifiche più rilevanti, a mio parere, vi sono:
- La sostituzione dell’antenna. Nella pesca a lunga distanza l’antenna deve potersi adattare alle diverse condizioni e necessità di visibilità. Non si tratta di una scelta banale in quanto sostituendo l’antenna andiamo a modificare le caratteristiche del galleggiante (non solo la percezione delle abboccate). Vi sono dunque valutazioni da fare circa la portata, la taratura e la sensibilità, al fine di trovare il miglior compromesso.
- La colorazione della parte superiore del corpo in nero. Aiuta a capire se siamo troppo fuori dall’acqua e quindi in sotto-taratura. L’ideale è avere solo l’antenna fuori dalla superficie, benché in alcune circostanze sotto-tarare può essere una scelta consapevole.

Photo Credits: Elba Fishing Blog. Antenne e fischioni per il galleggiante pasturatore. Diverse colorazioni e diametri.
La montatura
Se possediamo una buona tecnica di lancio, nelle giuste condizioni, è possibile pescare completamente a svolazzo privi di piombo, tuttavia per una questione di versatilità conviene strutturare la montatura in modo tale da prevedere un piccolo numero di pallini spostabili in lenza.

Photo Credits: Elba Fishing Blog. Schema generale della montatura con galleggiante pasturatore.
- Lenza madre. Il filo deve essere di tipo affondante (sinking) o reso affondante sgrassandolo con una soluzione che riduca drasticamente la tensione superficiale. Se il filo galleggia, l’azione del vento e delle correnti superficiali può spostare la lenza, creando una “pancia” (bow) nel filo che allontana progressivamente il galleggiante dalla zona pasturata e compromette la prontezza della ferrata. Il diametro suggerito (0.18 mm) può apparire generoso ma dovete tener conto del peso del galleggiante pasturatore e delle esigenze del lancio a lunga distanza. L’alternativa può essere l’introduzione di uno shock leader, ma in questo caso consiglio una canna inglese ad anelli larghi, appositamente studiata per ridurre l’impatto di nodi (come appunto quelli dello shock leader o di stop per i galleggianti scorrevoli).
- Collegamento del galleggiante pasturatore. Un semplice girella con moschettone è interposta tra degli stopper in gomma ben aderenti e stretti sulla lenza madre: 1 sopra e due sotto. Alla base dei due stopper inferiori abbiamo la piombatura passiva (bulk di taratura del galleggiante). Gli stopper inferiori si usano per vari motivi ma i principali sono la protezione del bulk, un minimo effetto antitangle aggiuntivo ma soprattutto la versatilità della lenza (potreste decidere di spostare il bulk più in basso mantenendo invariata la posizione del galleggiante).
- Settore di lenza piombata. un semplice loop-to-loop collega la lenza madre al primo settore della lenza attiva (fluorocarbon 0.145–0.16 mm), dove andiamo ad applicare un minimo di piombatura (es. 3x8). Qui i pallini vengono schiacciati leggermente sulla lenza e poi allentati (schiacciati sulla linea di taglio) per renderli facilmente riposizionabili. Questo sistema è fondamentale poiché i pallini possono essere distribuiti a piacimento modificando la dinamica della parte bassa della lenza.
- Terminale. Il terminale, di circa 50 cm (fluorocarbon 0.10–0.12 mm), viene infine collegato con un altro loop-to-loop.
Azione di pesca
Lo spot caratteristico è una zona di pesca a basso fondale da affrontare a variabile distanza da riva. Il galleggiante pasturatore consente lunghi lanci, notevole precisione ed una pasturazione costante proprio sopra l’innesco. L’esca è ovviamente il bigattino.

Photo Credits: Elba Fishing Blog. Sessione di pesca con galleggiante pasturatore.
È doveroso ricordare le regole fondamentali di questa tecnica: lanciare con precisione sempre nello stesso punto (evitando quindi la dispersione della pastura), affondare il filo (creare una linea diretta tra canna e galleggiante, tesa e priva di pancia) e posizionare la punta della canna in basso (sul pelo dell’acqua, per sottrarre il filo all’azione del vento).
Il galleggiante pasturatore ha un tempo di svuotamento variabile a seconda del tipo e della sua apertura (modello Stonfo). I primi lanci si fanno solitamente a pasturatore aperto, così da creare un iniziale fondo di pastura. Può essere utile una piccola quantità di micropellets opportunamente bagnati a fare da tappo (sono più facili da portare e gestire rispetto ai normali sfarinati). Successivamente la sessione continua con i soli bigattini e l’apertura del feeder viene ridotta, regolandone così finemente la loro fuoriuscita.

Photo Credits: Elba Fishing Blog. Micropellets al krill. Sono ideali per creare tappi di pastura sul feeder ed eventualmente per alternare la pasturazione creando un richiamo più rapido, dal punto di vista organolettico, rispetto ai bigattini.
Non sottovalutate il ruolo dei micropellets poiché hanno molti vantaggi.
- Si possono trasportare facilmente da secchi (giusto la quantità necessaria) e preparare sul posto in una piccola box nell’arco di 5 minuti.
- Specialmente nella fase iniziale della sessione rappresentano un richiamo più rapido rispetto ai bigattini.
- Si possono miscelare ai bigattini nel feeder e fuoriescono con estrema facilità viste le piccole dimensioni.
- Servono come tappo durante i primi lanci a pasturatore aperto per creare il fondo di pastura.

Photo Credits: Elba Fishing Blog. Galleggiante pasturatore carico di bigattini. Nelle fasi centrali della sessione di pesca il feeder viene caricato solamente con bigattini.
Nelle fasi centrali dell’azione di pesca la pasturazione avviene a soli bigattini. Un galleggiante pasturatore completamente carico ha un tempo di svuotamento che dipende dalle aperture e da quanti bigattini sono stati caricati ma che si può stimare in circa 5 minuti. È ragionevole dunque attendere un tempo medio di 7–10 minuti prima di rilanciare.
La frequenza è importante. Da un lato dobbiamo mantenere un rifornimento costante di pastura, dall’altro dobbiamo evitare assolutamente un suo eccesso (effetto “ago nel pagliaio” dell’esca e overfeeding).

Photo Credits: Elba Fishing Blog. Giovane orata catturata con la tecnica del galleggiante pasturatore.
Relativamente all’innesco io tendo a preferire il bigattino singolo su amo numero 18–20. Se ben innescato è la presentazione più simile in assoluto alle larve che scendono a pioggia dal galleggiante pasturatore e si depositano sul fondo. Ottimo in caso di pesci apatici o sospettosi, come le orate e le spigole, e soprattutto leggero. L’innesco di due bigattini richiede ami leggermente più grandi (altrimenti c’è il rischio di “ingombro”) ed una discrepanza, a mio avviso, con i terminali ultrasottili. Il doppio innesco, pur essendo comune, introduce poi criticità idrodinamiche: aumenta la rotazione durante il recupero e spesso richiede l’aggiunta di una microgirella per evitare la torsione del terminale. È una strada percorribile e che molti percorrono, ma sinceramente non vi sono prove che il doppio innesco sia migliore del bigattino singolo in termini di efficacia nella cattura.
Considerazioni e consigli
Un errore comune nella gestione del waggler pasturatore è sottovalutare la dinamica dei pesi durante la sessione. È buona norma eseguire una taratura meticolosa nel sottoriva prima di iniziare, ma occorre essere consapevoli che l’assetto del sistema non è statico.
Man mano che i bigattini fuoriescono dal contenitore, la spinta di galleggiamento del corpo cavo tende inevitabilmente ad aumentare. Anche se lo scarto può apparire minimo, un galleggiante che “sale” troppo sulla superficie perde la sua sensibilità originaria. In presenza di pesci apatici o sospettosi, questa variazione trasforma una taratura iniziale apparentemente perfetta in una condizione di galleggiamento eccessivo: la resistenza percepita dal pesce aumenta e le mangiate più delicate diventano più difficilmente percettibili.
La scelta dell’antenna non è un fatto estetico, ma risponde a precise leggi di rifrazione e contrasto cromatico. Ogni condizione di luce richiede un’analisi specifica:
- Antenna Nera: È la scelta obbligata in condizioni di forte riverbero frontale o “luce specchiata”. Quando il sole trasforma la superficie in una “lastra d’argento”, il nero è l’unico colore capace di creare una silhouette netta e visibile.
- Antenna Gialla: Offre il massimo rendimento con cielo coperto, ombra o in condizioni di bassa luminosità, come al crepuscolo.
- Antenna Arancio/Rosso Fluorescente: Rappresenta lo standard per la massima visibilità in condizioni di luce piena, garantendo un contrasto elevato contro il blu del mare o il verde delle sponde.
Occorre inoltre distinguere tra antenne piene e cave.
Le antenne cave possiedono una portata (spinta di galleggiamento) intrinsecamente superiore, dovuta al volume d’aria sigillato al loro interno. Sotto il profilo ottico, queste antenne offrono un vantaggio enorme nelle lunghe distanze: la loro struttura permette alla luce solare di attraversarle, creando un fenomeno che le fa apparire quasi “illuminate” dall’interno. Questa brillantezza ne facilita il monitoraggio costante anche a 40 o 50 metri di distanza, dove un’antenna piena risulterebbe un segmento opaco e difficilmente distinguibile tra le increspature. Tuttavia, questa superiorità ottica ha un costo in termini di sensibilità. La calibrazione del sistema richiede quindi una valutazione attenta del compromesso visibilità/sensibilità.
L’antenna piena (specie se sottile) resta preferibile quando si ricercano pesci estremamente sospettosi in condizioni di luce che permettano comunque un controllo visivo accettabile, riducendo al minimo la resistenza percepita durante l’abboccata.
I fischioni rappresentano la soluzione d’elezione per il monitoraggio a lunghissima distanza. Si tratta di antenne cave di generoso diametro che presentano una caratteristica meccanica fondamentale: sono aperti ai poli. Questa configurazione permette all’acqua di fluire liberamente all’interno del tubicino durante ogni affondamento e riaffioramento. Il vantaggio idrodinamico è netto: pur offrendo la sezione visiva di un’antenna di grande diametro (fondamentale quando il galleggiante è oltre i 40–50 metri), non oppongono la resistenza che ci si aspetterebbe da un corpo così voluminoso. Non essendoci aria intrappolata all’interno, il pesce non deve vincere una spinta idrostatica eccessiva per trascinare il segnalatore sotto il pelo dell’acqua.

Photo Credits: Elba Fishing Blog. Antenne e fischioni per galleggiante pasturatore. Da sinistra: antenna sottile piena, antenna grande cava, fischione.
Infine, in presenza di mare leggermente mosso o correnti superficiali irregolari, il problema principale non è più la visibilità, ma la gestione dei falsi affondamenti. In queste circostanze, montare piccoli galleggianti sferici a mo’ di antenna diventa una scelta tattica necessaria.
La geometria sferica concentra una discreta portanza in un punto molto circoscritto. Questa “riserva di galleggiamento” sulla sommità del segnalatore agisce come un ammortizzatore contro l’azione delle onde: la sfera tende a scavalcare la cresta dell’onda invece di farsi trascinare sotto per inerzia o per l’attrito del filo. È bene essere consapevoli che, adottando questa soluzione, stiamo operando un compromesso consapevole: sacrifichiamo parte della sensibilità meccanica del sistema a favore della pulizia del segnale visivo.

Photo Credits: Elba Fishing Blog. Ovetto per galleggiante pasturatore. Si utilizza in condizioni di moto ondoso per ridurre i falsi affondamenti.
Ultimo consiglio: la manutenzione e cura del feeder. Il meccanismo di chiusura regolabile del feeder float (specialmente in modelli come lo Stonfo) è un componente meccanico soggetto a usura accelerata in ambiente marino. Al termine di ogni sessione, è imperativo lavare accuratamente il dispositivo con acqua dolce. Il sale cristallizzato, se non rimosso, può bloccare meccanicamente la ghiera di regolazione o, peggio, penetrare nella struttura molecolare della plastica alterandone la porosità. Fare attenzione anche ai granelli di sabbia fine.
