La pesca all’inglese in mare con il galleggiante pasturatore: guida tecnica al feeder float

Tem­po di let­tu­ra: 9 minu­ti

Esi­sto­no spot che sem­bra­no dif­fi­ci­li da affron­ta­re e gior­na­te in cui il ven­to fron­ta­le ren­de la pastu­ra­zio­ne a bigat­ti­ni una sfi­da qua­si impos­si­bi­le. Pen­so soprat­tut­to alle zone di bas­so fon­da­le, dove i pesci sta­zio­na­no a una cer­ta distan­za da riva e richie­do­no un approc­cio deli­ca­to e al tem­po stes­so impron­ta­to alla mas­si­ma pre­ci­sio­ne. In que­sti sce­na­ri una del­le tec­ni­che più red­di­ti­zie è pro­ba­bil­men­te la pesca all’in­gle­se con il fee­der float (gal­leg­gian­te pastu­ra­to­re). In que­sto arti­co­lo affron­tia­mo il tema par­ten­do dal­l’a­na­li­si del gal­leg­gian­te, dal­le sue carat­te­ri­sti­che, pas­san­do per le mon­ta­tu­re fino alla gestio­ne del­la ses­sio­ne di pesca.

Il feeder float

Il fee­der float (gal­leg­gian­te pastu­ra­to­re) non è un’in­ven­zio­ne moder­na. I pri­mi model­li risal­go­no agli anni 80 ben­ché non abbia­no mai com­ple­ta­men­te pre­so pie­de nel­la pesca ago­ni­sti­ca nono­stan­te il gran­de lavo­ro pro­mo­zio­na­le del­l’ex cam­pio­ne del mon­do Dave Tho­mas (cit. Allan Hai­nes “The com­ple­te book of float fishing”).

Feeder Float: Fotografia d'epoca

Pho­to Cre­di­ts: Hai­nes, Allan. Fee­der float. The Com­ple­te Book of Float Fishing.

La sua fun­zio­ne, rima­sta ad oggi immu­ta­ta, è piut­to­sto sem­pli­ce: affron­ta­re lun­ghe distan­zeven­ti fron­ta­li garan­ten­do una pastu­ra­zio­ne sfu­sa pre­ci­sa in acque fer­me o mol­to len­te e poco pro­fon­de. Infat­ti in caso di ven­to fron­ta­le e lun­ghe distan­ze, la nor­ma­le pastu­ra­zio­ne sfu­sa a fion­da rap­pre­sen­ta una sfi­da tat­ti­ca insu­pe­ra­bi­le, men­tre con il gal­leg­gian­te pastu­ra­to­re riu­scia­mo ad affron­ta­re que­ste con­di­zio­ni con una cer­ta sem­pli­ci­tà.

I gal­leg­gian­ti ingle­si pastu­ra­to­ri moder­ni (Fee­der wag­gler) sono leg­ger­men­te diver­si, inclu­den­do un vero e pro­prio fee­der alla base. Se mol­ti pesca­to­ri pre­fe­ri­sco­no la stra­da del­l’au­to­co­stru­zio­ne, riten­go che i model­li com­mer­cia­li sia­no da pre­fe­ri­re, a pat­to comun­que di appor­ta­re qual­che pic­co­la modi­fi­ca.

Fotografia di un moderno galleggiante pasturatore

Pho­to Cre­di­ts: Elba Fishing Blog. Gal­leg­gian­te pastu­ra­to­re Ston­fo modi­fi­ca­to. Que­sto model­lo è pre­fe­ri­bi­le per via del mec­ca­ni­smo di chiu­su­ra rego­la­bi­le del fee­der.

Tra le modi­fi­che più rile­van­ti, a mio pare­re, vi sono:

  1. La sosti­tu­zio­ne del­l’an­ten­na. Nel­la pesca a lun­ga distan­za l’an­ten­na deve poter­si adat­ta­re alle diver­se con­di­zio­ni e neces­si­tà di visi­bi­li­tà. Non si trat­ta di una scel­ta bana­le in quan­to sosti­tuen­do l’an­ten­na andia­mo a modi­fi­ca­re le carat­te­ri­sti­che del gal­leg­gian­te (non solo la per­ce­zio­ne del­le abboc­ca­te). Vi sono dun­que valu­ta­zio­ni da fare cir­ca la por­ta­ta, la tara­tu­ra e la sen­si­bi­li­tà, al fine di tro­va­re il miglior com­pro­mes­so.
  2. La colo­ra­zio­ne del­la par­te supe­rio­re del cor­po in nero. Aiu­ta a capi­re se sia­mo trop­po fuo­ri dal­l’ac­qua e quin­di in sot­to-tara­tu­ra. L’i­dea­le è ave­re solo l’an­ten­na fuo­ri dal­la super­fi­cie, ben­ché in alcu­ne cir­co­stan­ze sot­to-tara­re può esse­re una scel­ta con­sa­pe­vo­le.
Fotografia di un moderno galleggiante pasturatore con le sue antenne

Pho­to Cre­di­ts: Elba Fishing Blog. Anten­ne e fischio­ni per il gal­leg­gian­te pastu­ra­to­re. Diver­se colo­ra­zio­ni e dia­me­tri.

La montatura

Se pos­se­dia­mo una buo­na tec­ni­ca di lan­cio, nel­le giu­ste con­di­zio­ni, è pos­si­bi­le pesca­re com­ple­ta­men­te a svo­laz­zo pri­vi di piom­bo, tut­ta­via per una que­stio­ne di ver­sa­ti­li­tà con­vie­ne strut­tu­ra­re la mon­ta­tu­ra in modo tale da pre­ve­de­re un pic­co­lo nume­ro di pal­li­ni spo­sta­bi­li in len­za.

Schema della montatura per la pesca con il galleggiante pasturatore

Pho­to Cre­di­ts: Elba Fishing Blog. Sche­ma gene­ra­le del­la mon­ta­tu­ra con gal­leg­gian­te pastu­ra­to­re.

  1. Len­za madre. Il filo deve esse­re di tipo affon­dan­te (sin­king) o reso affon­dan­te sgras­san­do­lo con una solu­zio­ne che ridu­ca dra­sti­ca­men­te la ten­sio­ne super­fi­cia­le. Se il filo gal­leg­gia, l’a­zio­ne del ven­to e del­le cor­ren­ti super­fi­cia­li può spo­sta­re la len­za, crean­do una “pan­cia” (bow) nel filo che allon­ta­na pro­gres­si­va­men­te il gal­leg­gian­te dal­la zona pastu­ra­ta e com­pro­met­te la pron­tez­za del­la fer­ra­ta. Il dia­me­tro sug­ge­ri­to (0.18 mm) può appa­ri­re gene­ro­so ma dove­te tener con­to del peso del gal­leg­gian­te pastu­ra­to­re e del­le esi­gen­ze del lan­cio a lun­ga distan­za. L’al­ter­na­ti­va può esse­re l’in­tro­du­zio­ne di uno shock lea­der, ma in que­sto caso con­si­glio una can­na ingle­se ad anel­li lar­ghi, appo­si­ta­men­te stu­dia­ta per ridur­re l’im­pat­to di nodi (come appun­to quel­li del­lo shock lea­der o di stop per i gal­leg­gian­ti scor­re­vo­li).
  2. Col­le­ga­men­to del gal­leg­gian­te pastu­ra­to­re. Un sem­pli­ce girel­la con moschet­to­ne è inter­po­sta tra degli stop­per in gom­ma ben ade­ren­ti e stret­ti sul­la len­za madre: 1 sopra e due sot­to. Alla base dei due stop­per infe­rio­ri abbia­mo la piom­ba­tu­ra pas­si­va (bulk di tara­tu­ra del gal­leg­gian­te). Gli stop­per infe­rio­ri si usa­no per vari moti­vi ma i prin­ci­pa­li sono la pro­te­zio­ne del bulk, un mini­mo effet­to anti­tan­gle aggiun­ti­vo ma soprat­tut­to la ver­sa­ti­li­tà del­la len­za (potre­ste deci­de­re di spo­sta­re il bulk più in bas­so man­te­nen­do inva­ria­ta la posi­zio­ne del gal­leg­gian­te).
  3. Set­to­re di len­za piom­ba­ta. un sem­pli­ce loop-to-loop col­le­ga la len­za madre al pri­mo set­to­re del­la len­za atti­va (fluo­ro­car­bon 0.145–0.16 mm), dove andia­mo ad appli­ca­re un mini­mo di piom­ba­tu­ra (es. 3x8). Qui i pal­li­ni ven­go­no schiac­cia­ti leg­ger­men­te sul­la len­za e poi allen­ta­ti (schiac­cia­ti sul­la linea di taglio) per ren­der­li facil­men­te ripo­si­zio­na­bi­li. Que­sto siste­ma è fon­da­men­ta­le poi­ché i pal­li­ni pos­so­no esse­re distri­bui­ti a pia­ci­men­to modi­fi­can­do la dina­mi­ca del­la par­te bas­sa del­la len­za.
  4. Ter­mi­na­le. Il ter­mi­na­le, di cir­ca 50 cm (fluo­ro­car­bon 0.10–0.12 mm), vie­ne infi­ne col­le­ga­to con un altro loop-to-loop.
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Azione di pesca

Lo spot carat­te­ri­sti­co è una zona di pesca a bas­so fon­da­le da affron­ta­re a varia­bi­le distan­za da riva. Il gal­leg­gian­te pastu­ra­to­re con­sen­te lun­ghi lan­ci, note­vo­le pre­ci­sio­ne ed una pastu­ra­zio­ne costan­te pro­prio sopra l’in­ne­sco. L’e­sca è ovvia­men­te il bigat­ti­no.

Fotografia della zona di pesca. Isola d'Elba.

Pho­to Cre­di­ts: Elba Fishing Blog. Ses­sio­ne di pesca con gal­leg­gian­te pastu­ra­to­re.

È dove­ro­so ricor­da­re le rego­le fon­da­men­ta­li di que­sta tec­ni­ca: lan­cia­re con pre­ci­sio­ne sem­pre nel­lo stes­so pun­to (evi­tan­do quin­di la disper­sio­ne del­la pastu­ra), affon­da­re il filo (crea­re una linea diret­ta tra can­na e gal­leg­gian­te, tesa e pri­va di pan­cia) e posi­zio­na­re la pun­ta del­la can­na in bas­so (sul pelo del­l’ac­qua, per sot­trar­re il filo all’a­zio­ne del ven­to).

Il gal­leg­gian­te pastu­ra­to­re ha un tem­po di svuo­ta­men­to varia­bi­le a secon­da del tipo e del­la sua aper­tu­ra (model­lo Ston­fo). I pri­mi lan­ci si fan­no soli­ta­men­te a pastu­ra­to­re aper­to, così da crea­re un ini­zia­le fon­do di pastu­ra. Può esse­re uti­le una pic­co­la quan­ti­tà di micro­pel­le­ts oppor­tu­na­men­te bagna­ti a fare da tap­po (sono più faci­li da por­ta­re e gesti­re rispet­to ai nor­ma­li sfa­ri­na­ti). Suc­ces­si­va­men­te la ses­sio­ne con­ti­nua con i soli bigat­ti­ni e l’a­per­tu­ra del fee­der vie­ne ridot­ta, rego­lan­do­ne così fine­men­te la loro fuo­riu­sci­ta.

Fotografia dei micorpellet al krill

Pho­to Cre­di­ts: Elba Fishing Blog. Micro­pel­le­ts al krill. Sono idea­li per crea­re tap­pi di pastu­ra sul fee­der ed even­tual­men­te per alter­na­re la pastu­ra­zio­ne crean­do un richia­mo più rapi­do, dal pun­to di vista orga­no­let­ti­co, rispet­to ai bigat­ti­ni.

Non sot­to­va­lu­ta­te il ruo­lo dei micro­pel­le­ts poi­ché han­no mol­ti van­tag­gi.

  1. Si pos­so­no tra­spor­ta­re facil­men­te da sec­chi (giu­sto la quan­ti­tà neces­sa­ria) e pre­pa­ra­re sul posto in una pic­co­la box nel­l’ar­co di 5 minu­ti.
  2. Spe­cial­men­te nel­la fase ini­zia­le del­la ses­sio­ne rap­pre­sen­ta­no un richia­mo più rapi­do rispet­to ai bigat­ti­ni.
  3. Si pos­so­no misce­la­re ai bigat­ti­ni nel fee­der e fuo­rie­sco­no con estre­ma faci­li­tà viste le pic­co­le dimen­sio­ni.
  4. Ser­vo­no come tap­po duran­te i pri­mi lan­ci a pastu­ra­to­re aper­to per crea­re il fon­do di pastu­ra.
Fotografia del galleggiante pasturatore caricato con i bigattini

Pho­to Cre­di­ts: Elba Fishing Blog. Gal­leg­gian­te pastu­ra­to­re cari­co di bigat­ti­ni. Nel­le fasi cen­tra­li del­la ses­sio­ne di pesca il fee­der vie­ne cari­ca­to sola­men­te con bigat­ti­ni.

Nel­le fasi cen­tra­li del­l’a­zio­ne di pesca la pastu­ra­zio­ne avvie­ne a soli bigat­ti­ni. Un gal­leg­gian­te pastu­ra­to­re com­ple­ta­men­te cari­co ha un tem­po di svuo­ta­men­to che dipen­de dal­le aper­tu­re e da quan­ti bigat­ti­ni sono sta­ti cari­ca­ti ma che si può sti­ma­re in cir­ca 5 minu­ti. È ragio­ne­vo­le dun­que atten­de­re un tem­po medio di 7–10 minu­ti pri­ma di rilan­cia­re.
La fre­quen­za è impor­tan­te. Da un lato dob­bia­mo man­te­ne­re un rifor­ni­men­to costan­te di pastu­ra, dal­l’al­tro dob­bia­mo evi­ta­re asso­lu­ta­men­te un suo ecces­so (effet­to “ago nel paglia­io” del­l’e­sca e over­fee­ding).

Fotografia di orata pescata con tecnica del galleggiante pasturatore

Pho­to Cre­di­ts: Elba Fishing Blog. Gio­va­ne ora­ta cat­tu­ra­ta con la tec­ni­ca del gal­leg­gian­te pastu­ra­to­re.

Rela­ti­va­men­te all’in­ne­sco io ten­do a pre­fe­ri­re il bigat­ti­no sin­go­lo su amo nume­ro 18–20. Se ben inne­sca­to è la pre­sen­ta­zio­ne più simi­le in asso­lu­to alle lar­ve che scen­do­no a piog­gia dal gal­leg­gian­te pastu­ra­to­re e si depo­si­ta­no sul fon­do. Otti­mo in caso di pesci apa­ti­ci o sospet­to­si, come le ora­te e le spi­go­le, e soprat­tut­to leg­ge­ro. L’in­ne­sco di due bigat­ti­ni richie­de ami leg­ger­men­te più gran­di (altri­men­ti c’è il rischio di “ingom­bro”) ed una discre­pan­za, a mio avvi­so, con i ter­mi­na­li ultra­sot­ti­li. Il dop­pio inne­sco, pur essen­do comu­ne, intro­du­ce poi cri­ti­ci­tà idro­di­na­mi­che: aumen­ta la rota­zio­ne duran­te il recu­pe­ro e spes­so richie­de l’ag­giun­ta di una micro­gi­rel­la per evi­ta­re la tor­sio­ne del ter­mi­na­le. È una stra­da per­cor­ri­bi­le e che mol­ti per­cor­ro­no, ma sin­ce­ra­men­te non vi sono pro­ve che il dop­pio inne­sco sia miglio­re del bigat­ti­no sin­go­lo in ter­mi­ni di effi­ca­cia nel­la cat­tu­ra.

Considerazioni e consigli

Un erro­re comu­ne nel­la gestio­ne del wag­gler pastu­ra­to­re è sot­to­va­lu­ta­re la dina­mi­ca dei pesi duran­te la ses­sio­ne. È buo­na nor­ma ese­gui­re una tara­tu­ra meti­co­lo­sa nel sot­to­ri­va pri­ma di ini­zia­re, ma occor­re esse­re con­sa­pe­vo­li che l’as­set­to del siste­ma non è sta­ti­co.
Man mano che i bigat­ti­ni fuo­rie­sco­no dal con­te­ni­to­re, la spin­ta di gal­leg­gia­men­to del cor­po cavo ten­de ine­vi­ta­bil­men­te ad aumen­ta­re. Anche se lo scar­to può appa­ri­re mini­mo, un gal­leg­gian­te che “sale” trop­po sul­la super­fi­cie per­de la sua sen­si­bi­li­tà ori­gi­na­ria. In pre­sen­za di pesci apa­ti­ci o sospet­to­si, que­sta varia­zio­ne tra­sfor­ma una tara­tu­ra ini­zia­le appa­ren­te­men­te per­fet­ta in una con­di­zio­ne di gal­leg­gia­men­to ecces­si­vo: la resi­sten­za per­ce­pi­ta dal pesce aumen­ta e le man­gia­te più deli­ca­te diven­ta­no più dif­fi­cil­men­te per­cet­ti­bi­li.

La scel­ta del­l’an­ten­na non è un fat­to este­ti­co, ma rispon­de a pre­ci­se leg­gi di rifra­zio­ne e con­tra­sto cro­ma­ti­co. Ogni con­di­zio­ne di luce richie­de un’analisi spe­ci­fi­ca:

  • Anten­na Nera: È la scel­ta obbli­ga­ta in con­di­zio­ni di for­te river­be­ro fron­ta­le o “luce spec­chia­ta”. Quan­do il sole tra­sfor­ma la super­fi­cie in una “lastra d’ar­gen­to”, il nero è l’u­ni­co colo­re capa­ce di crea­re una silhouet­te net­ta e visi­bi­le.
  • Anten­na Gial­la: Offre il mas­si­mo ren­di­men­to con cie­lo coper­to, ombra o in con­di­zio­ni di bas­sa lumi­no­si­tà, come al cre­pu­sco­lo.
  • Anten­na Arancio/Rosso Fluo­re­scen­te: Rap­pre­sen­ta lo stan­dard per la mas­si­ma visi­bi­li­tà in con­di­zio­ni di luce pie­na, garan­ten­do un con­tra­sto ele­va­to con­tro il blu del mare o il ver­de del­le spon­de.

Occor­re inol­tre distin­gue­re tra anten­ne pie­ne e cave.
Le anten­ne cave pos­sie­do­no una por­ta­ta (spin­ta di gal­leg­gia­men­to) intrin­se­ca­men­te supe­rio­re, dovu­ta al volu­me d’a­ria sigil­la­to al loro inter­no. Sot­to il pro­fi­lo otti­co, que­ste anten­ne offro­no un van­tag­gio enor­me nel­le lun­ghe distan­ze: la loro strut­tu­ra per­met­te alla luce sola­re di attra­ver­sar­le, crean­do un feno­me­no che le fa appa­ri­re qua­si “illu­mi­na­te” dal­l’in­ter­no. Que­sta bril­lan­tez­za ne faci­li­ta il moni­to­rag­gio costan­te anche a 40 o 50 metri di distan­za, dove un’an­ten­na pie­na risul­te­reb­be un seg­men­to opa­co e dif­fi­cil­men­te distin­gui­bi­le tra le incre­spa­tu­re. Tut­ta­via, que­sta supe­rio­ri­tà otti­ca ha un costo in ter­mi­ni di sen­si­bi­li­tà. La cali­bra­zio­ne del siste­ma richie­de quin­di una valu­ta­zio­ne atten­ta del com­pro­mes­so visibilità/sensibilità.

L’anten­na pie­na (spe­cie se sot­ti­le) resta pre­fe­ri­bi­le quan­do si ricer­ca­no pesci estre­ma­men­te sospet­to­si in con­di­zio­ni di luce che per­met­ta­no comun­que un con­trol­lo visi­vo accet­ta­bi­le, ridu­cen­do al mini­mo la resi­sten­za per­ce­pi­ta duran­te l’ab­boc­ca­ta.

I fischio­ni rap­pre­sen­ta­no la solu­zio­ne d’e­le­zio­ne per il moni­to­rag­gio a lun­ghis­si­ma distan­za. Si trat­ta di anten­ne cave di gene­ro­so dia­me­tro che pre­sen­ta­no una carat­te­ri­sti­ca mec­ca­ni­ca fon­da­men­ta­le: sono aper­ti ai poli. Que­sta con­fi­gu­ra­zio­ne per­met­te all’ac­qua di flui­re libe­ra­men­te all’in­ter­no del tubi­ci­no duran­te ogni affon­da­men­to e riaf­fio­ra­men­to. Il van­tag­gio idro­di­na­mi­co è net­to: pur offren­do la sezio­ne visi­va di un’an­ten­na di gran­de dia­me­tro (fon­da­men­ta­le quan­do il gal­leg­gian­te è oltre i 40–50 metri), non oppon­go­no la resi­sten­za che ci si aspet­te­reb­be da un cor­po così volu­mi­no­so. Non essen­do­ci aria intrap­po­la­ta all’in­ter­no, il pesce non deve vin­ce­re una spin­ta idro­sta­ti­ca ecces­si­va per tra­sci­na­re il segna­la­to­re sot­to il pelo del­l’ac­qua.

Fotografia di antenne e fischioni per galleggiante pasturatore

Pho­to Cre­di­ts: Elba Fishing Blog. Anten­ne e fischio­ni per gal­leg­gian­te pastu­ra­to­re. Da sini­stra: anten­na sot­ti­le pie­na, anten­na gran­de cava, fischio­ne.

Infi­ne, in pre­sen­za di mare leg­ger­men­te mos­so o cor­ren­ti super­fi­cia­li irre­go­la­ri, il pro­ble­ma prin­ci­pa­le non è più la visi­bi­li­tà, ma la gestio­ne dei fal­si affon­da­men­ti. In que­ste cir­co­stan­ze, mon­ta­re pic­co­li gal­leg­gian­ti sfe­ri­ci a mo’ di anten­na diven­ta una scel­ta tat­ti­ca neces­sa­ria.
La geo­me­tria sfe­ri­ca con­cen­tra una discre­ta por­tan­za in un pun­to mol­to cir­co­scrit­to. Que­sta “riser­va di gal­leg­gia­men­to” sul­la som­mi­tà del segna­la­to­re agi­sce come un ammor­tiz­za­to­re con­tro l’a­zio­ne del­le onde: la sfe­ra ten­de a sca­val­ca­re la cre­sta del­l’on­da inve­ce di far­si tra­sci­na­re sot­to per iner­zia o per l’at­tri­to del filo. È bene esse­re con­sa­pe­vo­li che, adot­tan­do que­sta solu­zio­ne, stia­mo ope­ran­do un com­pro­mes­so con­sa­pe­vo­le: sacri­fi­chia­mo par­te del­la sen­si­bi­li­tà mec­ca­ni­ca del siste­ma a favo­re del­la puli­zia del segna­le visi­vo.

Fotografia di antenna sferica per galleggiante pasturatore

Pho­to Cre­di­ts: Elba Fishing Blog. Ovet­to per gal­leg­gian­te pastu­ra­to­re. Si uti­liz­za in con­di­zio­ni di moto ondo­so per ridur­re i fal­si affon­da­men­ti. 

Ulti­mo con­si­glio: la manu­ten­zio­ne e cura del fee­der. Il mec­ca­ni­smo di chiu­su­ra rego­la­bi­le del fee­der float (spe­cial­men­te in model­li come lo Ston­fo) è un com­po­nen­te mec­ca­ni­co sog­get­to a usu­ra acce­le­ra­ta in ambien­te mari­no. Al ter­mi­ne di ogni ses­sio­ne, è impe­ra­ti­vo lava­re accu­ra­ta­men­te il dispo­si­ti­vo con acqua dol­ce. Il sale cri­stal­liz­za­to, se non rimos­so, può bloc­ca­re mec­ca­ni­ca­men­te la ghie­ra di rego­la­zio­ne o, peg­gio, pene­tra­re nel­la strut­tu­ra mole­co­la­re del­la pla­sti­ca alte­ran­do­ne la poro­si­tà. Fare atten­zio­ne anche ai gra­nel­li di sab­bia fine.

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